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26. 40. Di che godi dunque, o grande Paolo? Di che godi, di che ti nutri, uomo rinnovato nella conoscenza di Dio secondo l’immagine del tuo creatore , anima viva per la sua mortificazione così intensa, lingua alata che predica i misteri ? A tali anime è certamente dovuto questo cibo. Che ti nutre, dunque? La gioia. Ascoltiamo il seguito: “Eppure – dice – avete fatto bene a condividere la mia angustia” . Ecco di che gode, ecco di che si nutre: della loro buona azione, non del suo sollievo dall’angustia. Può dirti: “Nell’angustia mi hai aperto un varco” , perché sa avere abbondanza e soffrire miseria in te, che gliene dài la forza. “Anche voi infatti, o filippesi, scrive, sapete come all’inizio della mia predicazione evangelica, quando partii dalla Macedonia, nessuna Chiesa mi concesse un conto di crediti e debiti, eccetto voi soli. Voi m’inviaste a Tessalonica una prima e una seconda volta di che far fronte alle mie necessità” . Ora gode che siano tornati alle buone pratiche, e si rallegra che abbiano rigerminato, come un campo rinverdito a fertilità.

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