trit_DeOfficiis_I_335_123

113. Quante cose non sopportò Ulisse in quel suo lungo girovagare per i mari, fino a ridursi a servire le donne, se donne possono chiamarsi Circe e Calipso, ingegnandosi in ogni suo discorso a mostrarsi cortese con chiunque. Nella sua stessa casa, poi, sopportò perfino gli oltraggi dei servi e delle ancelle, pur di raggiungere alla fine il suo intento. Aiace, al contrario, con quel carattere che la tradizione gli attribuisce, avrebbe voluto morire mille volte piuttosto che sopportare quegli umilianti oltraggi. Per queste ragioni e per questi esempi, conviene che ciascuno esamini attentamente la propria natura e la indirizzi a buon fine, senza voler sperimentare quanto non gli si addica.; a ognuno tanto più conviene il suo carattere quanto più è suo.

TESTO TRADOTTO

trlat_DeOfficiis_I_335_85 Quam multa passus est Ulixes in illo errore diuturno, cum et mulieribus, si Circe et Calypso mulieres appellandae sunt, inserviret et in omni sermone omnibus affabilem esse se vellet! Domi vero etiam contumelias servorum ancillarumque pertulit, ut ad id aliquando, quod cupiebat, veniret. At Aiax, quo animo traditur, milies oppetere mortem quam illa perpeti maluisset. Quae contemplantes expendere oportebit, quid quisque habeat sui, eaque moderari nec velle experiri, quam se aliena deceant; id enim maxime quemque decet, quod est cuiusque maxime suum.