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111. Ma se vi è qualcosa di decente, nessuna può esser certamente più della coerenza, di tutta la vita o di ogni singola azione; e questa non si potrebbe avere abbandonando la propria natura per mettersi ad imitare l’altrui. Come noi dobbiamo usare quella lingua che ci è materna, per non essere giustamente derisi, come accade a taluni che vi inseriscono parole greche, così non dobbiamo introdurre alcuna dissonanza nelle nostre azioni e nella nostra vita.

TESTO TRADOTTO

trlat_DeOfficiis_I_333_56 Omnino si quicquam est decorum, nihil est profecto magis quam aequabilitas universae vitae, tum singularum actionum, quam conservare non possis, si aliorum naturam imitans, omittas tuam. Ut enim sermone eo debemus uti, qui innatus est nobis, ne, ut quidam, Graeca verba inculcantes iure optimo rideamur, sic in actiones omnemque vitam nullam discrepantiam conferre debemus.