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Lungo quei gradini fui tratto sino agli abissi infernali , febbricitante, tormentato dall’arsura della verità, mentre, Dio mio, lo riconosco davanti a te, che avesti misericordia di me quando ancora non ti riconoscevo, mentre cercavo te non già con la facoltà conoscitiva della mente, per la quale volesti distinguermi dalle belve, ma col senso della carne. E tu eri più dentro in me della mia parte più interna e più alto della mia parte più alta. M’imbattei in quella donna avventata e sprovvista di saggezza, che nell’indovinello di Salomone sta sulla porta, seduta sopra una seggiola, e dice: “Assaporate i pani riposti e gustate l’acqua rubata, così dolce” . Costei mi sedusse poiché mi trovò fuori, insediato nell’occhio della mia carne e intento a ruminare fra me le cose che per quella via avevo ingerito.

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