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Certo noi non conosceremmo parole quali “pioggia aurea”, “grembo”, “trucco”, “templi celesti”, e le altre che si trovano nel passo seguente di Terenzio, se il poeta non avesse portato in scena un giovinastro, che si propone per il proprio stupro l’esempio di Giove, mentre osserva sopra la parete un dipinto, ove era raffigurata questa scena: Giove che, come si narra, fa cadere una pioggia aurea in grembo a Danae, truccato per una donna . Guarda poi come, dietro il magistero celeste, diremmo, egli si ecciti al piacere: “E qual dio! dice: quello che i templi celesti con immenso fragor sconquassa. Ed io, un povero mortal, non lo farei? Ma io l’ho fatto, e molto volentieri”.

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