trit_Confessiones_ VII288_261

Il mio sforzo era diretto dunque a riconoscere le altre verità, come già avevo riconosciuto che una cosa incorruttibile è migliore di una corruttibile, e avevo ammesso che tu, comunque fatto, eri quindi incorruttibile. Nessun’anima poté o potrà mai pensare nulla migliore di te, sommo e perfetto bene. Ora, se con assoluta e certa verità si antepone una cosa incorruttibile a una corruttibile, come io già l’anteponevo, qualora tu non fossi incorruttibile, avrei potuto senz’altro salire col pensiero a un’altra cosa migliore del mio Dio. Era là dunque, ove vedevo che bisogna anteporre l’incorruttibile al corruttibile, che avrei dovuto cercarti, di là osservare dove risiede il male, ossia da dove viene la corruzione stessa, che non può raggiungere in alcun modo la tua sostanza. La corruzione non può evidentemente raggiungere in alcun modo il nostro Dio: né per atto di volontà, né per forza di cose, né per eventi imprevisti, poiché lui è Dio in persona, e ciò che vuole per sé, è bene, anzi è lui quel bene stesso, mentre non è bene la corruzione. Né puoi essere costretto ad azioni involontarie, perché la tua volontà non è maggiore della tua potenza: sarebbe maggiore solo se tu stesso fossi maggiore di te stesso, essendo la volontà e la potenza di Dio lo stesso Dio. D’imprevisto, poi, cosa può esservi per te, che conosci tutto? Nessun essere, infine, esiste, se non in quanto tu lo conosci. Ma perché una dimostrazione così estesa dell’incorruttibilità della sostanza divina, quando questa non sarebbe tale, se fosse corruttibile?

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