trit_Confessiones_ VII284_350

Così, tardo di mente, poco chiaro io stesso a me stesso, ritenevo che tutto quanto non fosse per un certo spazio esteso o espanso o addensato o gonfio, provvisto o atto a provvedersi di una di tali qualità, non fosse letteralmente nulla. Le immagini, attraverso cui si muoveva la mia mente, erano le medesime per cui si muovono abitualmente i miei occhi; e non vedevo come questa stessa tensione interiore, con cui formavo proprio quelle immagini, era cosa diversa da esse, eppure non le avrebbe formate, se non fosse stata qualcosa di grande. Così concepivo persino te, vita della mia vita, come un vasto ente, che da ogni dove penetra per spazi infiniti l’intera mole dell’universo e di là da essa si diffonde in ogni senso attraverso spazi incommensurabili, senza limite; e in tal modo ti possedeva la terra, ti possedeva il cielo, ti possedeva ogni cosa, e tutte erano definite dentro di te, ma tu in nessuna parte. Come la massa dell’aria, di quest’aria che sovrasta la terra, non ostacola la luce del sole, impedendole di attraversarla e penetrarvi senza squarci o fratture, ma anzi ne è tutta pervasa; così pensavo che la massa del cielo, dell’aria, del mare, della terra stessa ti si aprisse e ti lasciasse penetrare per riceverti presente in ogni sua parte, grande o piccola, poiché tu col tuo soffio invisibile governi e dall’esterno e dall’interno tutto il tuo creato. Incapace d’immaginarmi diversamente le cose, andavo facendo di queste congetture: erano infatti falsità. Secondo quei princìpi una porzione maggiore della terra conterrebbe una porzione maggiore di te, una minore, una minore. Piene, sì, tutte le cose di te, il corpo di un elefante ti conterrebbe però in quantità maggiore di un passero, e tanto maggiore, quanto è più grande un elefante di un passero e occupa uno spazio più grande. Così tu ti sminuzzeresti negli elementi dell’universo, rendendo presente in ognuno una parte di te, piccola o grande, secondo che essi sono piccoli o grandi. Non è così, ma non avevi ancora illuminato le mie tenebre.

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