Felice Massaro

Presentazione dell’Opera Digitale

Presentazione

dell’opera digitale

Diversi anni fa cominciai a mettere in rete questo lavoro per condividerlo con alcuni amici, rendendo pubbliche solo alcune traduzioni. Avendo notato molti accessi, decisi di rendere pubbliche le traduzioni già fatte e le altre che man mano completavo consentendo l’accesso a chiunque fosse capitato per caso o a coloro che, rinunciando all’azione per età o per l’eccessiva corruzione che corrode la nostra Repubblica, non potendo abbandonare l’animo all’ozio, s’immergono nello studio dei classici sperando di avere qualche degno conforto.

Tutti i testi sono tradotti in italiano ma non ho seguito le mode attuali ultimamente in uso persino in alcuni istituti universitari che ricorrono a software con algoritmi intelligenti per tradurre le lingue.

Non vi è algoritmo che possa tradurre la sensibilità artistica di un grande autore latino, dato il rapporto molto stretto fra semantica, semiologia, logica, psicologia, antropologia linguistica e quant’altro.

Il sito è stato continuamente aggiornato. Alle mie traduzioni, ‘fatte a mano’, ne aggiungerò altre disponibili su Internet: brani delle Confessiones; della Summa Theologiae; del Codex Iuris Canonici. Anche queste sono traduzioni fatte a mano, prelevate da fonti ufficiali per offrire un ventaglio di confronto sui diversi stili.

I brani scelti riguardano soprattutto temi drammaticamente attuali che consentono di storicizzare il presente e attualizzare il passato. Digitando, ad esempio, uno di questi termini, nei suoi casi - generi e numeri (adoptionis, iustitia, filius), si potrà notare quanto ci stiamo allontanando dalle nostre radici.

Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi La Giustizia è la costante e perpetua volontà di dare a ciascuno il diritto che gli spetta! Ristoro per il corpo e musica per l’anima!
Atque utinam res publica stetisset quo coeperat statu nec in homines non tam commutandarum quam evertendarum rerum cupidos incidisset. Avesse voluto il cielo che la repubblica si fosse mantenuta nella sua iniziale condizione e che non fosse venuta nelle mani di uomini bramosi non tanto di rinnovarla quanto di distruggerla.

Così Cicerone scriveva al figlio Bruto. Si ha l’impressione che sia stato scritto oggi.

Infinita nostalgia per il passato ma, soprattutto, tanto dolore per il trionfo della corruzione e la decadenza dei costumi.