Vescovi – Paglia – IIS

Del Board dei saggi che avevano espresso il loro parere sulla vitalità e sulla pericolosità delle cellule sequestrate ha fatto parte il prof. Angelo Vescovi.

Intervistato da un giornalista nel settembre 2012, dà le stesse risposte che continua a dare oggi, nonostante in nessuno dei pazienti si fosse manifestato alcun segno di pericolosità. Vescovi risponde al giornalista:

1) Per somministrare qualcosa a un paziente deve essere dimostrato che non si provocheranno dei danni.

2) La Stamina Foundation, invece, non si è mai sottoposta ‘alle procedure per l’approvazione da parte dell’Aifa.

3) Si sono avuti casi di bambini morti o ammalati dopo essere stati iniettati.

4) Si alimentano false speranze

TUTTE OSSERVAZIONI INFONDATE che qui si confutano una per una:

1) Il professore dimentica che con il comunicato dell’ISLA del 16-12-2011, era stata annunciata la sua sperimentazione e si avvertiva Al fine di evitare una reazione immunitaria da rigetto sarà inoltre necessaria l’assunzione di farmaci ad azione immunosoppressiva per tutta la vita. L’assunzione di questi farmaci rende più vulnerabili a complicanze infettive che nella SLA possono essere anche fatali.

Ebbene, la terapia Stamina non richiedeVA l’assunzione di farmaci. Ai bambini, dopo le infusioni, non veniva prescritta neppure un’aspirina né fu diagnosticato un solo danno.

2. Lo stesso on.le Ferruccio Fazio, padre insieme a Livia Turco, del decreto Turco/Fazio che consentiva le cure compassionevoli mediante cellule staminali, nell’audizione 12 febbraio 2014 affermò che “Il decreto Turco-Fazio non prevede alcuna autorizzazione ministeriale dell’AIFA” né, aggiungo, era richiesta l’autorizzazione da parte della Regione.

3) Nessun bambino è morto dopo le infusioni di cellule Stamina. Vescovi confonde (?) le cure compassionevoli di Brescia con quanto successe durante le cure compassionevoli a Trieste, con il Nulla Osta dell’AIFA, su 5 bambini affetti da SMA ai quali venivano infuse staminali prodotte nei laboratori GMP dell’ospedale di Monza. v. QUI)

4) Per quanto riguarda le false speranze, il professore avrebbe dovuto frenare il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, all’incontro Sla: obiettivo vita. La sperimentazione con le cellule staminali cerebrali, primi risultati e prospettive, tenuto a Roma il 23 giugno 2013 presso il Pontificio Consiglio per la Famiglia (di cui è presidente Mons. Paglia, il suo sponsor), alla presenza dello stesso monsignor Vincenzo Paglia, presidente Fondazione Neurothon, del prof. Enrico Garaci, presidente della Fondazione Cellule Staminali, dello stesso Vescovi, direttore scientifico della Fondazione Neurothon, la Lorenzin parlava di risultati notevoli. E aggiungeva: I risultati su sei pazienti illustrati oggi ci forniscono la certezza di capacità della ricerca italiana, unica nel mondo; di certezza sulla sussidiarietà del reperimento dei fondi grazie alla grande capacità di reperire risorse…, ecc., ecc.). (Quel trial non è ancora completato, nota aggiunta il 29 luglio 2021). 

Il prof. Vescovi avrebbe dovuto frenare la Lorenzin e dire come stavano esattamente le cose. Avrebbe dovuto ripetere esattamente quanto aveva risposto a quel giornalista quando gli chiese: Con questa tecnica, se tutto dovesse andare a buon fine, qual è l’obiettivo realistico cui si può arrivare: a rallentare la malattia?

La risposta di Vescovi: L’obiettivo vero è quello ovviamente almeno di cercare di rallentare la malattia o addirittura, se si potesse, di riuscire a fermarla. Questo, però, sarebbe un po’ miracoloso. Tenga presente che è una malattia che attualmente non ha cura, quindi non è nemmeno rallentabile.

Vescovi, quindi, avrebbe dovuto precisare, in quella circostanza ufficiale, che si proponeva di rallentare la malattia poiché, per fermarla, sarebbe stato necessario un intervento dal cielo. Inoltre, avrebbe dovuto aggiungere che, anche se fosse riuscito a rallentarla, i pazienti avrebbero dovuto assumere farmaci, per sempre e con rischi fatali: Al fine di evitare una reazione immunitaria da rigetto sarà inoltre necessaria l’assunzione di farmaci ad azione immunosoppressiva per tutta la vita. L’assunzione di questi farmaci rende più vulnerabili a complicanze infettive che nella SLA possono essere anche fatali.

Definire notevole una tale prospettiva mi sembra eccessivo!

Inoltre, Vescovi con il giornalista scivola anche sull’aspetto utilitaristico. Demolisca Vannoni aggiungendo: impedisce e perché si dà corda a un business che, dietro intenzioni umanitarie, cela interessi economici, anche indiretti, come ad esempio brevettare cure.

Fu tale l’impegno, che i detrattori riuscirono a far saltare la sperimentazione voluta con una legge dello Stato e fu proprio Vescovi il destinatario dei 3 milioni risparmiati con la mancata sperimentazione. Ma ne seguì un putiferio con i suoi colleghi di battaglia.

Con la filippica “Scoppia un altro caso Stamina” (Stamina ormai era demonizzata e iconografata), Corbellini, il copresidente della Coscioni e amico della Cattaneo, rivols, contro il ricercatore Angelo Vescovi, lo stesso bagaglio di insulti scaricati prima contro Stamina. “Tu sei come Stamina” e l’altro “Stamina sei tu”. v. QUI

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Presso l’Ospedale Santa Maria di Terni sono stati realizzati un Laboratorio di Cellule Staminali, una Cell Factory e una Biobanca.

Il prof. Vescovi, biologo e farmacologo, direttore scientifico della Casa Sollievo della Sofferenza, è anche il direttore scientifico del laboratorio cellule staminali e della Biobanca che sono sostenuti dalla Fondazione Cellule Staminali. Quest’ultima annovera tra i suoi soci fondatori, la Fondazione Carit, l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), il Comune di Terni, il Vescovado della città umbra che ha lasciato un debito fra i 20 e i 23 milioni di euro. Il prof. Enrico Garaci, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità è presidente anche della Fondazione Cellule Staminali che finanzia la Biobanca.

 Alle riunioni per l’approvazione del bilancio partecipano, tra gli altri, il prof. Enrico Garaci, il dott. Gianni Bonanni dell’Istituto Superiore di Sanità, Mons. Vincenzo Paglia, vescovo della Diocesi (oggi non più vescovo di Terni) e Presidente dell’associazione Neurothon).

Neurothon è un’Associazione no-profit nata nel 2003 per finanziare, promuovere, incentivare la ricerca sulle cellule staminali cerebrali, avviare la sperimentazione clinica sull’uomo, diretta dal Prof. Angelo Luigi Vescovi per trovare una cura alle malattie neurodegenerative.

 Monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni per 12 anni, ha lasciato l’incarico il 26 giugno 2012 quando è stato nominato presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia e promosso arcivescovo. Non ha mai lasciato la presidenza di Neurothon oggi Revert.

A fine marzo 2013 Garaci lascia la presidenza dell’ISS e gli succede Fabrizio Oleari, proprio l’Oleari che sarà nominato dalla Lorenzin presidente di quel comitato scientifico che bocciò la sperimentazione senza neppure farla partire.

Oleari fu il presidente di quel comitato scientifico che ignorò la valutazione clinica dell’effetto terapeutico non avendo neppure collezionato i dati.

Oleari fu il presidente di quel comitato che bocciò la sperimentazione perché Stamina non avrebbe previsto il test HIV. 

Affermazioni totalmente infondate visto che il test HIV è solo uno dei numerosi esami che il laboratorio di Brescia regolarmente praticava per cui ne appariva la grave pretestuosità. L’esame HIV è riportato a pag- 7 di questo documento e qui c’è la dichiarazione del Direttore Spedali Brescia.

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Il sito Neurothon.it scompare e digitandone l’url www.neurothon.it si viene indirizzati a www.revertonlus.org”.

 Su questo sito si parla di successo di un trial sul quale è necessario soffermarsi cominciando dal comunicato che l’AISLA diffonde il 16-12-2011:

 A partire dal 12/12/2011 è stato avviato il reclutamento dei pazienti con SLA per lo studio “Trapianto intramidollare di cellule staminali neurali umane come terapia putativa per la SLA: proposta di un trial clinico di fase I”. Responsabile e coordinatore dello studio è il prof Angelo Vescovi (Direttore IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza San Giovanni Rotondo).

 … Lo studio è promosso dall’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni ed è stato autorizzato dall’Istituto Superiore di Sanità per una fase 1. Si propone pertanto di verificare se il trapianto di cellule staminali cerebrali nel midollo spinale possa comportare dei danni (si intende quindi verificare la sicurezza e non l’efficacia del trattamento chirurgico e dell’inoculo di cellule). Al fine di evitare una reazione immunitaria da rigetto sarà inoltre necessaria l’assunzione di farmaci ad azione immunosoppressiva per tutta la vita. L’assunzione di questi farmaci rende più vulnerabili a complicanze infettive che nella SLA possono essere anche fatali.

 Tutti i pazienti devono inoltre soddisfare i seguenti criteri di inclusione:

 1. Diagnosi di SLA definita con documentata progressione di malattia negli ultimi 6 mesi

 2. Età: 20-75 anni

 3. Assenza di patologie concomitanti complicanti il quadro clinico

4. Test ematici positivi per Epatite B or C, o HIV

 5. Paziente già seguito presso il Centro SLA di reclutamento o che sia residente in area geografica facilmente accessibile e che offra sufficienti garanzie di adesione al protocollo

 6. Paziente in grado di comunicare verbalmente o con l’utilizzo di un sistema di comunicazione non verbale.

 La presenza di uno dei seguenti criteri è motivo di esclusione dallo studio:

 1. Malattie neurologiche o psichiatriche concomitanti;

 2. Malattie sistemiche o neoplastiche concomitanti;

 3. Controindicazioni a Risonanza Magnetica Nucleare (RMN)

 4. Test ematici positivi per Epatite B or C, o HIV

 5. Trattamento con corticosteroidi, immunoglobuline o immunosoppressori.

 6. Pregresso intervento sul rachide

 7. Inclusione in altre sperimentazioni cliniche.

 8. Presenza di disturbi della sfera cognitiva o comportamentale documentati alla valutazioneneuropsicologica

 10. Incapacità a comprendere il consenso informato e le finalità dello studio

11. Donne in gravidanza o che possano diventare gravide durante il trattamento.

 Il trial è iniziato il 25 giugno 2012 e terminato a fine marzo. In questo primo momento dello studio è stato effettuato nei 6 pazienti reclutati, trapiantando le cellule staminali cerebrali umane nel midollo spinale lombare.

 Due pazienti sono deceduti per l’evoluzione naturale della malattia rispettivamente 7 e 8 mesi dopo il trapianto. I dati autoptici, sostengono i ricercatori, indicano che la causa del decesso non è riferibile alle cellule trapiantate o alla procedura sperimentale.

 Sulla pagina di Facebook (https://www.facebook.com/Revert.org ) si dichiara Abbiamo compiuto un altro passo avanti. Senza effetti avversi. La Lorenzin, come si è visto, usa invece espressioni tipo risultati notevoli – da oggi concrete speranze. E lo ha ripetuto in tv.

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Inoltre è doveroso ricordare che

 1) Il metodo Stamina, a differenza di questa sperimentazione, non ha mai avuto un solo euro dallo Stato né è costata allo Stato un solo euro poiché le cellule provenivano da donatore e venivano manipolate gratuitamente da Stamina.

 2) I pazienti che riuscivano ad accedere alle cure compassionevoli a Brescia non sarebbero mai stati reclutati in alcuna sperimentazione in quanto molti non erano in grado di comunicare né verbalmente né mediante l’utilizzo di un sistema di comunicazione non verbale; erano affetti da malattie neurologiche o psichiatriche concomitanti; evidenziavano gravi disturbi della sfera cognitiva o comportamentale documentati alla valutazione neuropsicologica; molti arrivavano ciechi, sordi, con tetraparesi spastica, ecc. Pazienti in simili condizioni non sono ammessi in alcun trial per cui il loro destino è segnato.

 3) Il metodo Stamina, pur applicato a pazienti in tali condizioni, non ha sortito un benché minimo effetto avverso sui pazienti in cura a Brescia, non solo, ma, su pazienti seppure ridotti in tali condizioni estreme, ha conseguito risultati migliorativi. Alcuni, in verità, riferiscono che tali effetti non ci sono stati. Ad Ancona, in occasione di un incontro con l’Assessore Regionale alla Sanità, un genitore ha confidato al sottoscritto di aver dato al figlio, dopo la II infusione, il cortisone poiché il bambino, ricoverato nella stessa stanza di un altro, si era preso una bronchite o, non ricordo bene, una polmonite. Ho sentito questo genitore lamentarsi contro Stamina perché le cellule non avrebber arrecato benefici. Non riferiva questo particolare importante, visto che il cortisone distrugge gli effetti dopo le infusioni.

 4) Dopo le infusioni con metodica Stamina i pazienti non assumevano alcun farmaco. Invece, nel comunicato citato, si legge: Al fine di evitare una reazione immunitaria da rigetto sarà inoltre necessaria l’assunzione di farmaci ad azione immunosoppressiva per tutta la vita. L’assunzione di questi farmaci rende più vulnerabili a complicanze infettive che nella SLA possono essere anche fatali.

 Con estrema serenità si può affermare che quelli di Vescovi sono stati attacchi ingiusti e deleteri, ripetuti e diffusi a mezzo stampa e in ogni occasione. 

Quei bambini sono tutti morti e, ironia della sorte, i medici di Brescia sono stati tutti assolti con formula piena, non solo, ma la Corte di Appello di Torino ha ordinato la restituzione di quelle cellule che erano state sequestrate dal solerte p.m. Guariniello.