Gli Spedali di Brescia — contraddizioni a gogò

Ottenu­to il con­sen­so del­l’AIFA, gli Spedali pro­ce­dono con le infu­sioni sui pri­mi dod­i­ci pazi­en­ti. Sulle cartelle cliniche si anno­tano i risul­tati che risul­tano alquan­to sod­dis­facen­ti (le cartelle ci sono fino al provved­i­men­to del­l’AIFA!). In nes­suno si ver­i­fi­ca un min­i­mo effet­to col­lat­erale. 

Il 25 feb­braio 2014, pro­prio E. Bel­leri, che ave­va fir­ma­to l’ac­cor­do in assen­za di Cop­pi­ni, dichiar­a­va che su quat­tro­cen­to infu­sioni non si era ver­i­fi­ca­to alcun effet­to collaterale.

Con ques­ta slide, por­ta­ta in Com­mis­sione Sen­a­to, Bel­leri in per­sona difende l’op­er­a­to degli Spedali, la cor­ret­tez­za delle pro­ce­dure, ripete esat­ta­mente quan­to già sostenu­to nel poderoso ricor­so davan­ti al TAR di Bres­cia. Bel­leri in per­sona con­seg­nò decine di doc­u­men­ti che attes­ta­vano miglio­ra­men­ti e cor­ret­tez­za nelle procedure.

Eppure, mentre gli Spedali spende­vano sol­di per le slide con­tem­po­ranea­mente spende­vano altri sol­di per oppor­si nei Tri­bunali alle richi­este dei pazi­en­ti soste­nen­do (ma solo nei Tri­bunali!) che il trat­ta­men­to non rispet­ta­va quan­to pre­vis­to dal­lo stes­so decre­to Turco/Fazio. Molti giu­di­ci cas­ti­garono gli Spedali per tale modo di agire.

E tut­to ciò avveni­va nonos­tante alcu­ni pazi­en­ti avessero ottenu­to pochi, pic­coli ma sig­ni­fica­tivi risul­tati miglio­ra­tivi;  nonos­tante i Tri­bunali, nel­l’au­tor­iz­zare la con­tin­u­azione del trat­ta­men­to medi­ante un ulte­ri­ore ciclo, ravvisas­sero che il trat­ta­men­to ter­apeu­ti­co dovesse con­sid­er­ar­si come tale, indipen­den­te­mente dal numero delle fasi (o pro­to­col­li) nelle quali esso, a sec­on­da dei casi e delle sin­gole esi­gen­ze del pazi­en­ti, potesse even­tual­mente essere sud­di­vi­so; nonos­tante fos­se sta­to indis­pens­abile pro­l­un­gare il trat­ta­men­to fino a quan­do il medico pre­scrit­tore lo avesse ritenu­to, con val­u­tazione ovvi­a­mente affi­da­ta alla sua dis­crezion­al­ità ma anche alla sua respon­s­abil­ità, utile per il benessere del paziente, benessere inte­so come migliore qual­ità del­la vita.




Con gli oltre 2 mil­ioni di euro spe­si per azioni legali con­tro i pazi­en­ti, l’Azien­da Ospedaliera avrebbe potu­to assumere momen­tanea­mente altro per­son­ale. Invece di rifi­utare, avrebbe dovu­to accettare le offerte di pazi­en­ti o loro par­en­ti a poten­ziare il laboratorio.

Con ques­ta delib­era del 16/12/2013, sen­tite un po’, gli Spedali invi­ta­vano i pazi­en­ti autor­iz­za­ti dal giu­dice, in lista di “atte­sa” eter­na e inutile, a pro­porre altro ricor­so al fine di ottenere una nuo­va pro­nun­cia che pre­cisas­se le modal­ità e le con­dizioni da porre in essere per l’in­fu­sione. Imponevano una ulte­ri­ore perdi­ta di tem­po e di denaro sem­i­nan­do tra­boc­chet­ti. Nel­la stes­sa delib­era, infat­ti, viene ripor­ta­to che il comi­ta­to eti­co ave­va ritenu­to di non pot­er esprimere parere favorev­ole al trat­ta­men­to con med­i­c­i­nali per ter­apie avan­zate a base di cel­lule sta­mi­nali mes­enchi­mali in col­lab­o­razione e sec­on­do la metod­i­ca di Sta­mi­na Foun­da­tion Onlus per nuovi pazi­en­ti essendo inibi­ta all’Azienda Ospedaliera la pro­duzione di cel­lule sta­mi­nali mes­enchi­mali. La mag­gior parte di quei pochi pazi­en­ti (che pazien­te­mente si riv­olsero nuo­va­mente al giu­dice) si videro nega­to quan­to ave­vano prece­den­te­mente ottenu­to poiché gli ospedali eccepi­vano che man­ca­va il con­sen­so del comi­ta­to eti­co dal momen­to che il comi­ta­to sci­en­tifi­co ave­va espres­so parere neg­a­ti­vo sul meto­do Sta­mi­na ( quel comi­ta­to sarà boc­cia­to dal TAR del Lazio) che annul­lò quel parere vizia­to anche per con­flit­ti di interessi.

L’aspet­to più odioso si ril­e­va nei con­tinui atti tesi a met­tere i pazi­en­ti o i loro gen­i­tori uno con­tro l’al­tro. Nel­la stes­sa delib­era, al sec­on­do capover­so, si legge: Che per un cer­to peri­o­do di tem­po non è sta­to pos­si­bile ammet­tere al trat­ta­men­to, sul­la base del­la lista d’attesa, nuovi pazi­en­ti, ciò anche in quan­to ad alcu­ni pazi­en­ti, che han­no con­clu­so il ciclo delle cinque infu­sioni pre­viste nel “Pro­to­col­lo Sta­mi­na”, i Giu­di­ci han­no riconosci­u­to il dirit­to alla pros­e­cuzione delle infu­sioni, il che ha impeg­na­to e prati­ca­mente esauri­to le poten­zial­ità oper­a­tive delle strut­ture azien­dali, come def­i­nite nel­la sopra richia­ma­ta delib­er­azione n.434/2013.

Anal­iz­zan­do i fat­ti, quel capover­so va let­to così:

Per un cer­to peri­o­do da sem­pre e per sem­pre non sarà pos­si­bile ammet­tere nuovi pazi­en­ti e dare­mo filo da torcere a quel­li che han­no inizia­to il trattamento …

Sul resto, poi, meglio sten­dere un velo pietoso. I pazi­en­ti ammes­si dopo il pri­mo ciclo si con­tano sulle dita di una mano (e anche questi era­no costret­ti a pre­sentare ricor­si su ricorsi).

Sostenere poi che le poten­zial­ità di una sim­i­le strut­tura ospedaliera (in questo caso si trat­ta del pri­mo o sec­on­do ospedale d’I­talia), si esauriscano per 3 o 4 pazi­en­ti meri­ta solo mis­eri­cor­dia. Bel­leri, quin­di, inten­de­va sal­vare il buon nome del­l’azien­da e con­tem­po­ranea­mente assec­on­dare col­oro che vol­e­vano la fine di quel trattamento.

L’Azienda Ospedaliera di Bres­cia è una delle più gran­di realtà del panora­ma san­i­tario nazionale. Sul sito azien­dale si legge che nel solo repar­to di oncolo­gia Ogni anno ven­gono accolti più di 1.000 nuovi pazi­en­ti affet­ti da malat­tie neo­plas­tiche ed il numero com­p­lessi­vo di pazi­en­ti segui­ti pres­so la strut­tura supera 10.000… Ven­gono val­u­tati gior­nal­mente più di 50 pazi­en­ti in regime MAC.




Fu pro­mosso diret­tore gen­erale degli ospedali civili di Bres­cia. Il suo pre­de­ces­sore Cop­pi­ni, dece­du­to, ave­va dife­so il trat­ta­men­to, con grande dig­nità, fin dai pri­mi attac­chi esterni, inten­den­do ver­i­fi­care se quel trat­ta­men­to mer­i­tasse davvero qualche considerazione.