VS_Le cellule staminali mesenchimali

Le cellule staminali mesenchimali sono cellule primitive. Non essendo ancora specializzate, riescono a trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo. Tale processo viene denominato differenziamento cellulare.

 La posizione della Chiesa sulla ricerca e sulle applicazioni terapeutiche delle staminali è chiara: accetta e addirittura incoraggia la ricerca sulle staminali adulte mentre rinnega quella sulle staminali embrionali in quanto considera l’embrione una vita a tutti gli effetti.

 Le CSM rappresentano una popolazione di cellule che si trova nel midollo osseo, nel tessuto adiposo e, in quantità esigue, nel sangue periferico. Ultimamente si sta scoprendo che tali cellule sono presenti un po’ dappertutto.

 Sono oggetto di studio da parte dei ricercatori per curare determinate malattie essendo cellule multipotenti. È impossibile citare i numerosissimi studi e le applicazioni sull’uomo. 

Già diversi anni fa, molti siti web riportavano: … pur rappresentando soltanto una minima quota delle cellule nucleate del tessuto di appartenenza, le CSM midollari possono essere espanse in vitro senza rischi di differenziamento in senso oncogeno (Bernardo et al., 2007) e senza modificazioni funzionali e cromosomiali (Ferrero 2008). La relativa facilità d’isolamento, l’elevata potenzialità di espansione in vitro, il potenziale differenziativo e la loro capacità antinfiammatoria e immunomodulante hanno permesso alle CSM di essere utilizzate negli ultimi anni per applicazioni di terapia cellulare nell’ambito della medicina riparativa e rigenerativa.

 Le CSM se inoculate nel liquido cerebrospinale hanno dimostrato di avere la capacità di migrare nelle aree danneggiate del sistema nervoso centrale e di infiltrarsi in profondità nel parenchima midollare attraverso gli spazi perivascolari (Satake et al., 2004). Raggiunta la sede di lesione, queste cellule svolgono un’azione immunosoppressiva e antinfiammatoria (Uccelli e al. 2007) rilasciando citochine; le CSM inoltre sostengono la neuro e mielogenesi locale attraverso effetti neurotrofici stimolando le cellule staminali neurali (CSN) già presenti nel tessuto nervoso’.

 Le applicazioni di cellule staminali sull’uomo stanno confermando tali studi.




 I risultati di una prova clinica, eseguita su pazienti da SLA, evidenziano che la somministrazione di cellule staminali adulte autologhe è sicura e può migliorare le condizioni cliniche del paziente (Karussis, 2010).

 L’AIFA, riguardo alle cellule Staminali, riporta sul proprio sito:




 Si parla di terapia cellulare nel caso di preparazioni contenenti cellule vive allo scopo di ottenere un effetto terapeutico, diagnostico o preventivo. A tal fine le cellule subiscono manipolazioni più o meno estese quali ad esempio la selezione cellulare, l’espansione in vitro, la generazione di cloni anti infettivi o anti neoplastici. Le cellule maggiormente utilizzate nella messa a punto di prodotti di terapia cellulare sono le cellule staminali adulte:cellule non specializzate che possono essere selezionate da vari tessuti dell’organismo e dotate della singolare capacità di differenziarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo. Le cellule possono essere autologhe (ricevente e donatore sono la stessa persona), allogeniche (il donatore e il ricevente sono due persone diverse) e xenogeniche (le cellule del donatore provengono da animale).

Le conclusioni della Commissione Dubecco, poi, avevano convinto il ministro Turco a emanare il decreto ministeriale 5 dicembre 2006.