VS_La storiella dei bambini morti

L’11 aprile 2013, sei giorni dopo la pubblicazione del decreto Balduzzi, sul sito dell’associazione Luca Coscioni viene pubblicato la lettera-aperta Cellule staminali datato 11 aprile 2013, indirizzato Ai mezzi di informazione – TV e carta stampata:




 … l’unica sperimentazione del metodo Stamina è stata condotta all’ospedale Burlo Garofolo di Trieste e pubblicata su Neuromuscular Disorders a dicembre 2012. Lo studio è firmato da Marco Carrozzi e Alessandro Amaddeo che, da dicembre 2010 a dicembre 2011, hanno seguito cinque bambini malati di Sma (atrofia muscolare spinale) tra i 3 e i 20 mesi di età. Dopo sei somministrazioni di cellule con il metodo Stamina, due bambini sono morti e gli altri non hanno registrato miglioramenti (ma neanche effetti collaterali);…

Il documento è datato 11 aprile 2013, in calce seguono le firme di

  • Filomena Gallo, Segretario Associazione Luca Coscioni,
  • Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni
  • Mina Welby, Gustavo Fraticelli, Giulio Cossu co-presidenti dell’Associazione Luca Coscioni
  • Maria Antonietta Farina Coscioni, presidente onorario dell’Associazione Luca Coscioni

La lettera-aperta viene pubblicata anche sul sito del partito cui l’associazione fa capo.

Con tale comunicato si riprende e si dà ulteriore diffusione all’informazione riguardante i bambini morti a Trieste.

La notizia era stata diffusa, come già detto, da Vescovi. Anche se non aveva nominato Stamina ne aveva, però, accennato in una intervista su Stamina. Fu ripresa e fatta propria dal Corriere della Sera che, con un articolo a firma di M. de Bac, attribuiva a Stamina la morte dei due bambini. Tale notizia veniva riportata da tutti, dal Corriere della Sera al Corriere dei Piccoli, a La Stampa a tutti gli altri Media partner di Telethon. Fu pubblicata anche su riviste internazionali.

Le cure compassionevoli riguardavano cinque bambini affetti da SMA. Due risultano essere deceduti per il decorso naturale della malattia. Gli altri tre (Celeste, Sebastian, Desirée) preferirono trasferirsi a Brescia dove era iniziato il ciclo delle cure compassionevoli in seguito all’accordo tra Stamina e gli Spedali Civili di Brescia. Dagli atti ufficiali si desume che Stamina Foundation non sia stata coinvolta dalle parti in queste cure che riguardavano i cinque bambini. L’unico elemento in comune è il dott. Andolina che, essendo coordinatore del Dipartimento Trapianti di Midollo, vi partecipò solo nella prima fase. Non risulta che vi fosse Stamina né i suoi biologi ma è documentato che le cellule furono prodotte nella cell factory dell’Ospedale San Gerardo di Monza. Su quanto ne pensa il dott. Andolina, in merito alla vicenda, si possono leggere le pagine 6 e 7 del documento Sperimentazione Burlo che riportano quanto eccepisce ai punti 2), 3), 4):

2) La tipologia di cellule immediatamente disponibili presso le stem cell factories GMP che io conosco (Monza, Bergamo) e suppongo presso tutti i laboratori italiani certificati dall’AIFA, corrisponde a quella che io stesso ho sperimentato a Trieste su quattro pazienti con malattie genetiche con coinvolgimento neurologico.

Come ho pubblicato su International Journal of Stem Cells, l’attività di queste cellule si limita al blocco dell’apoptosi (morte cellulare indotta dalla microglia) attraverso un meccanismo anti-infiammatorio, limitato nel tempo.

Tali cellule esprimono il determinante di membrana CD105 che rappresenta il primo stadio verso la differenziazione verso la linea cartilaginea e ossea. Le cellule prodotte con la metodica Stamina esprimono valori molto bassi di CD 105, mentre è più espresso il CD106, testimone di staminalità. Le cellule staminali prodotte con la metodica Stamina sono differenziate verso la linea neurale, pur conservando ancora le caratteristiche proprie delle cellule staminali, capaci di passare la barriera emato-encefalica e di migrare verso i tessuti che producono fattori solubili che segnalano la sofferenza tissutale.

3) All’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste è stato pubblicato un lavoro scientifico (*) in cui si nega l’efficacia delle cellule di Monza (e quindi di tutte le stem cell factories italiane) nellemalattie neurologiche finora trattate.

4) Quando la Direzione Generale della Sanità della Regione Lombardia ha chiesto la disponibilità dei laboratori GMP esistenti in Regione ad applicare la metodica Stamina, ha ottenuto un diniego sia da Monza che da Bergamo.

Simili notizie hanno reso più difficile un’autorizzazione giudiziaria, hanno contribuito a cancellare le cure compassionevoli, a evitare la sperimentazione decisa dal Parlamento. Tale sperimentazione condotta con le cellule di Monza è firmata anche da Andrea Biondi, uno dei 9 ricercatori che levarono gli scudi contro Stamina il 16 marzo 2013.

Per completezza e dovere di cronaca va aggiunto che anche alle 3 bambine accolte a Brescia fu ostacolata la continuazione delle infusioni, Celeste ne ottenne qualcuna in più, ancora oggi sopravvive, i suoi genitori hanno lottato fino in Cassazione contro il sequestro di cellule del 14 agosto 2014.