VS_Iter del sequestro presso il Tribunale di Torino

Il 14 agosto 2014, in pieno solleone, il P.M. Guariniello avanzava davanti al G.I.P. istanza di sequestro preventivo delle cellule staminali, dei materiali e dei prodotti depositati presso il Laboratorio Cellule Staminali dell’Azienda Ospedaliera ‘Spedali Civili’ di Brescia, pertinenti ai trattamenti sanitari avviati sui diversi pazienti secondo il cd. metodo Stamina a base di infusioni di cellule staminali mesenchimali.

Le motivazioni errate, dedotte da una vasta congerie di vicende, ammalati e sanitari totalmente estranei alle infusioni che erano state praticate a Brescia, furono sostanzialmente recepite dal GIP (incompetente a decidere!), poi dal GUP, dal Tribunale del Riesame e infine dalla stessa dalla Cassazione. Per non far perdere la bussola al lettore, su tali aspetti, mi soffermerò QUI.

La competenza funzionale a decidere sull’istanza non spettava al GIP ma al GUP (la perdita di tempo fu provvidenziale a Guariniello dandogli modo di presentare all’ultima udienza del 22 ottobre il parere del secondo Comitato Scientifico che da poco aveva avuto il protocollo da Stamina! Un parere che, pur essendo impugnabile, era stato tenuto nascosto agli interessati).

Il P.M. non aveva neppure provveduto a notificare l’Istanza di Sequestro agli interessati che casualmente ne vennero a conoscenza per altre vie (era il 14 agosto).




Il GIP accoglie l’istanza ed emette decreto di sequestro

In data 21.08.2014, il Tribunale di Torino – Sezione dei Giudici per le indagini preliminari – emetteva il decreto di sequestro preventivo ai sensi degli art. 321 e segg. c.p.p., – nr. 17178/09 R.G. notizie di reato e nr. 2091/10 R.G. G.I.P. La firma è del Giudice dr. M. Francesca CHRISTILLIN. In data 23.08.2014, nonostante l’incompetenza funzionale, veniva eseguito il sequestro.  Tale decisione non veniva notificata agli interessati che ne vennero a conoscenza per altre vie!!!




Il provvedimento viene impugnato

Sussistendo un preciso interesse al ricorso, il provvedimento veniva impugnato, oltre che da Stamina Foundation, da 13 pazienti (o loro genitori, rimasti in 12 essendo stato dichiarato inammissibile un ricorso).

I ricorrenti eccepivano, in primis, l’incompetenza funzionale e territoriale del Giudice adito dovendo ritenersi competente non il Giudice per le Indagini Preliminari bensì il Giudice dell’Udienza Preliminare.

Evidenziavano come la misura restrittiva del GIP risultasse costruita in pedissequa adesione alle prospettazioni accusatorie dell’Ufficio dell’Accusa da cui recuperava, e riproponeva acriticamente, la vasta congerie delle risultanze riferite a risalenti indagini di polizia giudiziaria, per gran parte estranee  ai ricorrenti riguardando altre vicende svoltesi in altri luoghi e con persone completamente diverse.

Dimostravano che l’Ordinamento legislativo Italiano, fino a quel momento, non aveva ancora recepito la normativa comunitaria cui si riferiva il GIP (e, in seguito, in tutte le fasi, si riferirono GUP, Tribunale Riesame e Cassazione). Riportavano, in proposito, l’esposizione dello stesso ministro R. Balduzzi fatta presso la Commissione Senato.

Dopo il sequestro e il suo accoglimento, nel gennaio 2015, il ministro Lorenzin emana un decreto.

CON TALE DECRETO, POSTUMO, IL MINISTRO RECEPISCE QUELLE NORME COMUNITARIE CHE NEL SEQUESTRO, IN TUTTE LE FASI, SI È SOSTENUTO FOSSERO GIÀ IN VIGORE (NONOSTANTE NON LO FOSSERO!).

NON VARREBBE NEPPURE LA PENA SOFFERMARSI SULLA NORMATIVA CHE SI ASSUMEVA FOSSE STATA VIOLATA! Tuttavia, intendo offrire al lettore un quadro completo soffermandomi sulla Normativa che disciplinava le terapie individuali riportando con un copia-incolla la stessa esposizione fatta dal ministro Balduzzi. Tutta la disamina sulla normativa è contenuta nella sezione che ho riportato QUI.

Primo intervento del Tribunale Riesame

In data 15 settembre 2014 il Tribunale di Torino – sezione del Riesame -, dichiarava l’incompetenza del G.I.P. a decidere sulla richiesta del P.M. di sequestro preventivo. Non annullava, ma dichiarava, altresì, la propria competenza funzionale a decidere sul sequestro ordinando la trasmissione degli atti al G.U.P. (giudice indagini preliminari) che aveva avuto modo di venire a conoscenza delle impugnazioni dei ricorrenti.

In data 29.09.2014 il G.U.P. dr. Potito Giorgio, adottando le motivazioni del GIP dopo averle ripulite di alcuni aspetti macroscopici evidenziati nelle impugnazioni dei ricorrenti, ordinava il sequestro preventivo ex. 321 e ss. c.p.p. – Proc. pen. n. 24287/12 (rectius 17178/2009) RG NR; n. 1726/11 (rectius 2091/2010) R.G. GIP.

Il sequestro non fu notificato agli interessati. Riportava una diversa indicazione del Numero di Registro delle Notizie di Reato nel provvedimento impugnato rispetto a quello impugnato dal G.I.P; non veniva allegato al provvedimento l’elenco dei beni sequestrati; l’Atto risultava costruito in pedissequa adesione alle prospettazioni accusatorie dell’Accusa salvo qualche passaggio corretto e riformulato ma identico nelle conclusioni.




I ricorrenti impugnano il provvedimento del GUP

Avverso il decreto di sequestro preventivo del GUP, gli interessati proponevano nuovamente Istanza di riesame, con inoppugnabili motivi aggiunti (che croce, oltre a quella di accudire i propri bambini destinati alla morte!!!).

Guariniello in difficoltà 

Dopo le argomentazioni dei ricorrenti Guariniello appariva in difficoltà.

Beniamino Deidda – membro del direttivo della Scuola superiore di magistratura – sulle richieste di rinvio a giudizio per Vannoni ed altri aveva testualmente ammonito: sono un azzardo in assenza di risultanze scientifiche ufficiali sulla dannosità di Stamina. E aggiungeva che i giudici (che avevano ordinato la prosecuzione delle infusioni a Brescia, contro i quali inveiva in maniera carnivora la senatrice Elena Cattaneo, fresca di nomina) hanno solo applicato il diritto costituzionale alla libertà di cura, che nei casi di necessità e urgenza non può essere ignorato se non è dimostrata la pericolosità del trattamento. Anche qualora sia considerato inutile da qualche organo scientifico. v. QUI

Guariniello, invece, era giunto persino a sequestrare quel trattamento, un fatto grave se non avesse dimostrato la pericolosità del trattamento derivante anche, (audite!), dall’inosservanza della normativa comunitaria (non ancora in vigore in Italia).

Spuntano il report del secondo Comitato Scientifico e una dichiarazione abnorme dell’AIFA

Nell’ultima udienza davanti al Tribunale del Riesame, il 22.10.2014 Guariniello produce due allegati: una abnorme dichiarazione dell’AIFA (v. QUI) e il parere del secondo Comitato Scientifico che IL TRIBUNALE AVREBBE DOVUTO IMMEDIATAMENTE RESTITUIRE AL MITTENTE per i numerosi e gravi motivi esposti QUI.

Decisione del Tribunale del Riesame

In data 24.10.2014, il Tribunale del Riesame emette il verdetto finale. Pubblica l’Avviso di Deposito ai sensi dell’art. 128 c.p.p.; conferma l’impugnato decreto di sequestro; condanna alle spese della procedura incidentale i 12 ricorrenti.

In data 29.10.2014 viene depositata l’Ordinanza N. 17178/2009 R.G.N .R. Procura Torino – N. 2091/2010 R.G. G.l.P. Torino ove si fa esplicito riferimento a tali documenti. La decisione era stata presa con la velocità della luce, dopo appena 40 ore dall’udienza, nonostante i ricorsi fossero 12 per un totale di oltre mille pagine.

Il Processo continuerà in Cassazione anche se alcuni ricorrenti intendevano rinunciare essendosi convinti che ormai fosse già tutto scritto. Un processo errato fin dal suo esordio per:

  • la totale assenza di notifiche dei decreti di sequestro;
  • le diverse indicazioni del Numero di Registro delle Notizie di Reato;
  • la mancata allegazione al provvedimento dell’elenco dei beni sequestrati;
  • la richiesta di sequestro preventivo inoltrata al G.I.P. il 14 agosto 2014 dal P.M e il conseguente accoglimento;
  • l’incompetenza funzionale piuttosto grossolana; faccio fatica a credere che Guariniello non possedesse nozioni procedurali elementari;
  • si dà il caso, (quando si dice la fortuna!), che tale lasso di tempo fu utilissimo per l’Accusa; se tutto fosse andato per il verso giusto, se il processo si fosse concluso prima del 2 ottobre il P.M. non avrebbe avuto tra le mani il decisivo verdetto che, sostengono i ricorrenti, in quel momento era solo cartastraccia.

Vannoni ricorre davanti al TAR Lazio seguito dai 12 ricorrenti – ricorrono anche in Cassazione – spunta il Patteggiamento

Il prof. Davide Vannoni non si scoraggia. Presenta un ricorso davanti al TAR contro il parere del secondo Comitato Scientifico e in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Torino.

Il ragionamento era semplice. Al di là di nuove motivazioni raccolte, riteneva che il TAR non avrebbe potuto smentire se stesso essendosi comportato il secondo Comitato Scientifico esattamente come il primo se non peggio.

Nei ricorsi per la Cassazione, sia Vannoni che i 12 ricorrenti, smontano il parere del secondo Comitato Scientifico, allegano l’Ordinanza del TAR relativa al primo Comitato, confutano le forzature circa la normativa che riguardava le terapie di Brescia. Ribadivano che l’unica normativa era contemplata nella Legge 57/2013 e che il riferimento a normative comunitarie non recepite nell’Ordinamento legislativo italiano era vistosamente fuorviante. Costituiva prova evidente il nuovo decreto Lorenzin emanato a cose fatte, dopo il sequestro, decreto che, questo sì, recepiva tale normativa.

L’Accusa era ancora una volta in grave difficoltà

I ricorsi per la Cassazione obbligatoriamente dovevano essere inoltrati tramite il Tribunale di Torino ma qui giacquero fino a quando non sopraggiunse un fatto inaspettato: cominciano a circolare voci su una probabile chiusura (veniva definita a tarallucci e vino) di quell’immane impianto accusatorio. Si vociferava di un una pena blanda, persino non menzionata sul casellario giudiziale, senza versare un euro per spese legali o risarcimenti. A condizione però che Vannoni ritirasse il ricorso che aveva presentato davanti al TAR.

A questo punto, dopo il 20 gennaio, anche i 12 ammalati presentano ricorso davanti al TAR.

Vannoni effettivamente patteggiò e, subito dopo i ricorsi vennero spediti in Cassazione. Cosa fece la Cassazione? Decise con la velocità della luce, prima ancora che il TAR si pronunciasse sul secondo Comitato Scientifico. E il TAR, l’Organo Giurisdizionale competente a decidere, fu messo nelle condizioni di non decidere.

Il parere del secondo comitato scientifico, impugnabile, rimase inoppugnato per cui il metodo Stamina è dichiarabile non sperimentato e pericoloso. Le carte sono a posto, più o meno.

QUI le decisioni della Cassazione.