VS_Il provvedimento inibitorio

Il ciclo delle infusioni viene interrotto il 15 maggio 2012 a seguito di un provvedimento inibitorioidoneo a tutelare la salute pubblica“. Una motivazione giudicata sarcastica da quei pazienti infusi che avvertivano, invece, qualche benessere da quelle infusioni. Tutelare la salute di quei pazienti, senza terapia né prima né dopo, significava concretamente lasciarli morire come di fatto morirono.

Procedo con ordine:

Espletate le formalità (che il P.M. Guariniello non ritenne totalmente ineccepibili), nell’autunno del 2011 a Brescia iniziano i trattamenti a base di staminali.

Dal 16 novembre 2011 ministro della Salute è Renato Balduzzi (16 novembre 2011 – 28 aprile 2013) che subentra a Ferruccio Fazio.

Dal 18 novembre direttore generale dell’AIFA è Luca Pani. Subentra a Guido Rasi eletto a Londra executive director dal consiglio di amministrazione dell’EMA che comprende i 27 responsabili delle Agenzie del farmaco dei Paesi Ue più 8 rappresentanti istituzionali europei (esponenti della Commissione, del Parlamento e delle associazioni sanitarie). Dall’EMA, come riporteranno i giornali nel 2015, pervengono a Luca Pani numerose consulenze e, purtroppo, anche nel 2016 sono state pubblicate sull’AIFA notizie poco edificanti che sconcertano un po’ tutti.




Nei giorni 29 febbraio e 1° marzo 2012 il Nucleo antisofisticazioni e Sanità di Torino, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, svolge presso l’Azienda Ospedaliera attività ispettive aventi a oggetto i casi di terapia cellulare somministrata ai sensi del D.M. 5 dicembre 2006. Risulta agli atti che la dott.ssa Elena Cattaneo collabora attivamente con la Procura. A seguito della detta ispezione, che afferma la sussistenza di elementi particolarmente gravi per un laboratorio, la Procura di Torino che coordina le indagini non sequestra il laboratorio ma invia gli esiti dell’ ispezione all’AIFA.

Il 13 marzo 2012, e cioè in seguito alle attività ispettive del 29 febbraio e 1° marzo, l’Azienda Ospedaliera comunica alla Stamina Foundation che tenuto conto delle implicazioni gestionali/organizzative e avendo raggiunto il limite dei casi previsti annualmente di pazienti da trattare presso l’Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia riteniamo opportuno sospendere temporaneamente l’arruolamento di nuovi pazienti per terapia cellulare.




Si evince chiaramente che gli Spedali di Brescia risolvono il rapporto di collaborazione con Stamina Foundation solo in seguito al divieto imposto dall’AIFA.

Nei giorni 8 e 9 maggio 2012 i medesimi ufficiali di polizia giudiziaria proseguono l’attività di indagine presso gli Spedali Civili di Brescia coadiuvati – questa volta – da due ispettori dell’AIFA, concludendo, all’esito, che la prosecuzione (delle procedure di preparazione e somministrazione del materiale biologico) deve ritenersi interrotta a partire dalla data odierna.

ll 16 maggio 2012 viene notificata all’Azienda Ospedaliera l’ordinanza n. 1/2012, emanata il 15 maggio 2012: il direttore generale dell’AIFA, ravvisata l’urgente necessità di adottare nei confronti dell’Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia e della Stamina Foundation ONLUS il provvedimento inibitorio idoneo a tutelare la salute pubblicaVIETA con decorrenza immediata, di effettuare: prelievi, trasporti, manipolazioni, colture, stoccaggi e somministrazioni di cellule umane presso l’Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia in collaborazione con la Stamina Foundation ONLUS, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 142 del D. Lgs. 219 de/2006 e s.m.i.

Il provvedimento dell’AIFA, quindi, sospende le sole cure compassionevoli lasciando il laboratorio, che si assume essere sporco e inadeguato (un laboratorio tra i primi in Italia e in Europa), libero di eseguire, tra gli altri, trapianti su bambini affetti da leucemia.

Da questo momento assisteremo a un dietrofront degli Spedali di Brescia e della Regione Lombardia cui seguiranno contraddizioni pietose anche da parte dell’Ordine dei Medici di Brescia e degli Infermieri.

L’Ordine Medici di Brescia e l’Ordine Infermieri diffideranno i propri iscritti dal procedere con le infusioni (non viene riportato nelle carte del sequestro ove, invece, si sostiene che i medici si rifiutano di continuare le cure).

Eppure all’inizio erano di tutt’altro avviso: è sufficiente leggere il comunicato del sindacato più importante dei medici italiani ed europei: È urgente dare a tutti la possibilità di ricorrere alle cure del protocollo Stamina Foundation, garantendo così ‘un’uniformita’ di trattatamento a tutti i pazienti a livello nazionale.

Insomma, in mezzo a tanta confusione c’era l’ammalato. Lo stesso presidente dell’Ordine Medici di Brescia (quello che si rifiuterà di eseguire l’Ordinanza di un Tribunale) aveva fatto parte del Comitato Etico (proprio quello che aveva dato il consenso favorevole al trattamento) e il direttore dell’UMI parlava di un apparato politico-amministrativo: Dire, come viene detto, che nel «caso Stamina» i medici siano stati obbligati dalla Magistratura è, invece, a mio avviso, una forzatura che non serve a nessuno e forse neppure ai medici coinvolti che mi pare la vogliano usare come copertura. Il vero condizionamento è avvenuto ad alti livelli e verosimilmente dall’apparato politicoamministrativo… (lettera al direttore de Il Giornale, inviata dal Direttore dell’UMI, Unione Medici Italiani, pubblicata il 24 marzo 2014).

Il provvedimento fu emanato ai sensi e per gli effetti dell’articolo 142 del D. Lgs. 219 de/2006 e s.m.i. che non riguarda le terapie individuali previste dal decreto Turco/Fazio ma le sperimentazioni. Un provvedimento illegittimo, come sostengono anche gli Ospedali e la Regione Lombardia, visto che a Brescia non si stava svolgendo alcuna sperimentazione né era in vigore la direttiva comunitaria sulle terapie individuali.

Il provvedimento generava il proliferarsi di ricorsi da parte dei pazienti alla tutela cautelare d’urgenza ex art. 700 c.p.c. avanti ai Giudici Civili delle Sezioni Lavoro ove gli Spedali erano probabilmente “costretti” a sostenere che le infusioni erano illegali in quanto eludendo la normativa salvo poi sostenere in altre sedi la correttezza del proprio operato e il rispetto della normativa all’epoca vigente. In mezzo a questa bufera c’erano ammalati gravi sempre più disorientati.