VS_AIFA – “guerra tra bande”

Seguendo l’intera vicenda si possono riscontrare facilmente le numerosissime contraddizioni nelle quali è caduto Luca Pani, direttore dell’AIFA, oggi passato a miglior incarico. Se una tesi è incontrovertibile non è necessario affermare qui una cosa e lì il contrario.




  • Nuoceva al prestigio dell’organismo di diritto pubblico da lui diretto sostenere che il trattamento con cellule staminali fosse una sperimentazione e riconoscere in altre circostanze che si trattava di terapie individuali salvo poi convincere Guariniello che si trattava di sperimentazione (erano terapie individuali!) .
  • Non era istituzionalmente corretto addebitare la mancata autorizzazione dell’AIFA e ammettere in un’altra occasione che tale autorizzazione non era richiesta salvo poi riaffermare il contrario in un ping-pong irritante (le terapie individuali disciplinate dal D.M. Turco/Fazio non richiedevano l’autorizzazione!).
  • Era oltremodo incoerente il comportamento di un direttore dell’AIFA che rassicurava il ministro Balduzzi circa l’assenza di pericoli e, subito dopo, andava in giro per tutte le città d’Italia dicendo peste e corna su quelle cellule, confermandolo su tutte le riviste mondiali (Federico, Sofia, Gioele, Celeste, Smeraldina, e tutti gli altri bambini che Luca Pani conosce non hanno subito alcun effetto collaterale!).
  • Era, a dir poco, irritante il suo moralismo profuso insieme al suo presidente Pecorelli (che di lì a poco sarà cacciato dall’AIFA) contro i truffatori che vendono speranze assicurando contemporaneamente che l’AIFA dava risposte concrete ai genitori dei bimbi in lista di attesa. A furia di dirlo, e di diffonderlo tramite giornalisti senza scrupoli, si erano forse convinti di aver a che fare davvero con creduloni (Le risposte dei creduloni ai due moralisti le trovate QUI, in fondo all’articolo! A Riccardo Iacona non è mai stata ordinata una trasmissione con contraddittorio che veda in un faccia a faccia Luca Pani con i genitori di Orlandini, De Barros, Franchi, Atzeni, Pisciotta, Mezzina, Carrer, Camiolo, Tortorelli!).




Né giovano a dare credibilità a tale organismo i numerosissimi episodi di corruzione verificatisi nel corso degli anni. L’elenco sarebbe lunghissimo e difficilmente il lettore si soffermerebbe.

I titoli spaziano dalle Mazzette per evitare i controlli sull’Aulin al recente Scandalo Avastin, a Guerra fra bande” ai vertici dell’AIFA, ad altri titoli recenti quali Aifa, affitti d’oro e guai giudiziari – ecco chi decide i prezzi dei farmaci (la nuova sede consiste in un palazzo faraonico di sette piani in via del Tritone 181, nel centro di Roma, a due passi dalla Fontana di Trevi” pagando un fitto (che ricade sui cittadini), di quasi 4 milioni di euro. Tutto ciò avviene mentre la Lorenzin è impegnata a chiudere gli ospedali e tagliare gli esami a carico del S.S.N).

Non giovano le interrogazioni parlamentari che mettono sotto accusa il direttore Luca Pani al quale si contestano addirittura trattative secretate per farmaci talmente costosi (in Italia) che possono mandare in tilt il bilancio dello Stato. Non è ancora finita la vicenda giudiziaria che riguarda Avastin-Lucentis ed ecco un articolo dal titolo Nuova interrogazione su Aifa per la trattativa segreta del prezzo di sofosbuvir.

Ma all’orizzonte già si profila un business dalle dimensioni inimmaginabili e scandalose: un farmaco per l’atrofia muscolare spinale, che non guarisce, viene proposto a $ 750.000 per il primo anno di utilizzo, quando un paziente dovrebbe ricevere  sei iniezioni, e $ 375.000 ogni anno successivo per il resto della sua vita. Non c’è da meravigliarsi se la corruzione nella Sanità ammonta a circa 23 miliardi di euro l’anno.

Sergio Pecorelli, presidente dell’AIFA, fu sospeso dal suo incarico e costretto a dimettersi dopo che gli sarebbero stati tolti badge, telefonino e impedito l’accesso al suo ufficio e al Pc (Aifa – bufera sul presidente Pecorelli che si dimette) per presunti conflitti di interesse (Aifa, sospeso il presidente. “Troppi conflitti d’interesse” – Intrecci con le case farmaceutiche, blitz della Finanza).

E Melazzini (subentrato a Pecorelli) avrebbe ostacolato di fatto per mesi la restituzione dei 647.000 euro da parte del dottor Pani giungendo persino a contestare l’operato del dottor Torre (costretto per dovere di ufficio a notificare al dott. Pani la nota di debito deliberata e votata all’unanimità dal consiglio di amministrazione AIFA). Melazzini, si apprende dalll’interrogazione citata, fece ancora di più: invocò nuovamente l’intervento del capo di gabinetto del Ministero della salute, dottor Giuseppe Chinè e, dulcis in fundo, in data 1° settembre 2016, il dottor Torre sarebbe stato allontanato dall’Agenzia, mediante revoca unilaterale da parte dell’Aifa.

Riporto un estratto dell’interrogazione parlamentare citata:

a quanto risulta all’interrogante:




  • con determina n. 1023 del 26 luglio 2016, il direttore generale, su richiesta del presidente del consiglio di amministrazione, dottor Mario Melazzini, avrebbe disposto un contributo di 50.000 euro a favore del XXXVII meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, movimento al quale Melazzini aderisce;
  • lo stesso Melazzini avrebbe ostacolato di fatto per mesi la restituzione dei 647.000 euro da parte del dottor Pani, coinvolgendo surrettiziamente nella decisione prima l’ufficio legale dell’Agenzia, poi, con nota del 2 agosto 2016, il capo di gabinetto del Ministero della salute, dottor Giuseppe Chinè, al solo fine di bloccare la delibera di restituzione dell’ingente somma, già assunta all’unanimità, seduta stante, dal consiglio di amministrazione nella seduta del 29 aprile 2016;
  • a seguito della lunga inerzia determinata dall’inazione del dottor Melazzini e degli uffici dell’Agenzia, in data 29 agosto 2016, il direttore dell’area amministrativa, dottor Giovanni Torre, avrebbe provveduto a notificare al dottor Pani la nota di debito di 647.000 euro, intimandogli la restituzione della somma entro il termine tassativo di 15 giorni, pena la riscossione forzata dell’importo;
  • con nota del 31 agosto 2016, il presidente Melazzini avrebbe provveduto a contestare l’operato del dottor Torre, giudicando “intempestiva” la notifica della nota di debito al dottor Pani, nonostante questa fosse stata trasmessa 4 mesi dopo la delibera votata all’unanimità dal consiglio di amministrazione, invocando nuovamente l’intervento del capo di gabinetto del Ministero della salute, dottor Giuseppe Chinè;
  • in data 1° settembre 2016, il dottor Torre sarebbe stato allontanato dall’Agenzia, mediante revoca unilaterale da parte dell’Aifa del comando triennale disposto dall’istituto di provenienza (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), si chiede di sapere:
  • se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, 
  • se non ravvedano dei profili di illegittimità relativamente all’operato del direttore generale dell’Aifa e del presidente del consiglio di amministrazione dell’ente e se non ravvedano nei loro comportamenti profili inerenti a propri interessi privati in atti d’ufficio, tali da indurre a richiederne le immediate dimissioni;
  • se, nella loro qualità di organi deputati alla vigilanza sull’Aifa, siano al corrente del finanziamento, pari a 50.000 euro, al meeting di Comunione e Liberazione e come considerino tale elargizione;
  • se e quali misure ritengano di dover assumere relativamente all’allontanamento del dottor Torre dall’Aifa;
  • se siano a conoscenza di quali rapporti intercorrano, relativamente ai fatti esposti, tra il capo di gabinetto del Ministero della salute, il direttore dell’Aifa ed il presidente del consiglio di amministrazione del medesimo ente;
  • se il Ministro della salute non ritenga opportuno dimettersi dall’incarico ricoperto, considerata, secondo l’interrogante, l’inadempienza nell’esercitare l’attività istituzionale di vigilanza e controllo sull’operato dell’Aifa.

 Su  Melazzini, da poco subentrato a Pecorelli, mi soffermo qui, su Guido Rasi qui,