a Contraddizioni dell’Ordine dei medici e degl’infermieri

Il provvedimento dell’AIFA, quindi, sospende le sole cure compassionevoli lasciando il laboratorio, che si assume essere sporco e inadeguato (un laboratorio tra i primi in Italia e in Europa), libero di eseguire, tra gli altri, trapianti su bambini affetti da leucemia.

Da questo momento assisteremo a un dietrofront degli Spedali di Brescia e della Regione Lombardia cui seguiranno contraddizioni pietose anche da parte dell’Ordine dei Medici di Brescia e degli Infermieri.

L’Ordine Medici di Brescia e l’Ordine Infermieri diffideranno i propri iscritti dal procedere con le infusioni (non viene riportato nelle carte del sequestro ove, invece, si sostiene che i medici si rifiutano di continuare le cure).

Eppure all’inizio erano di tutt’altro avviso. Il presidente dell’Ordine Medici di Brescia aveva fatto parte del Comitato Etico (proprio quello che aveva dato il consenso favorevole al trattamento) e il direttore dell’UMI parlava di un apparato politico-amministrativo:

Dire, come viene detto, che nel «caso Stamina» i medici siano stati obbligati dalla Magistratura è, invece, a mio avviso, una forzatura che non serve a nessuno e forse neppure ai medici coinvolti che mi pare la vogliano usare come copertura. Il vero condizionamento è avvenuto ad altri livelli e verosimilmente dall’apparato politicoamministrativo... (lettera al direttore de Il Giornale, inviata dal Direttore dell’UMI, Unione Medici Italiani, pubblicata il 24 marzo 2014).

Il codice deontologico e la Magistratura

I pregiatissimi Dottori appartenenti al gruppo Internal Audit Stamina avevano deciso di rimandare alla Direzione Sanitaria il loro mandato di appartenenti al gruppo Internal Audit Stamina ad eventualmente procedere ai trattamenti Stamina su formale disposizione del legale rappresentante per ogni singolo caso ordinato dai giudici.

Della vicenda, proprio in quei giorni, si era occupata l’UMI, Unione Medici Italiani.

L’UMI il 22/01/14 diramò persino un Comunicato Stampa che seguiva una circolare ai medici del 21/01/14 a firma del presidente Francesco Falsetti che riteneva di consigliare ai propri iscritti e non, medici dirigenti dell’A.O. Spedali Civili di Brescia, di astenersi dal praticare ulteriori trattamenti con il metodo Stamina proposti dalla direzione aziendale e sanitaria e/o dai propri diretti superiori gerarchici ancorché giustificate dagli accordi tra l’azienda e Stamina o dalle ordinanze della magistratura.

È di estrema importanza il contenuto della lettera al direttore de Il Giornaleinviata dal Direttore dell’UMI (Unione Medici Italiani), pubblicata il 24 marzo 2014. Ne riporto alcuni stralci 

Dire, come viene detto, che nel «caso Stamina» i medici siano stati obbligati dalla Magistratura è, invece, a mio avviso, una forzatura che non serve a nessuno e forse neppure ai medici coinvolti che mi pare la vogliano usare come copertura. Il vero condizionamento è avvenuto ad altri livelli e verosimilmente dall’apparato politicoamministrativo….

Chi però ha permesso i trattamenti ai primi 12 casi se non dei medici ed in particolare quelli del Comitato Etico degli Spedali Civili tra cui scopriamo, per sua stessa ammissione, anche l’attuale Presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia? (ndr Presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia era il dott. Ottavio di Stefano, nominato ausiliario dal Tribunale di Pesaro, il dottore che si era dichiarato in difficoltà perché quell’incarico era in contrasto con il proprio codice deontologico). Tutti questi medici hanno approvato i trattamenti senza sapere cosa precisamente fossero e senza verificare l’esistenza dei brevetti e inoltre, per altri versi, con la scusa, insostenibile, delle «cure compassionevoli». Ma allora come parlare di coercizione dei medici e della professione se sono stati proprio dei medici a consentire l’avvio del «trattamento Stamina» agli Spedali Civili? Vogliamo forse sostenere che i primi 12 casi che avevano avuto il permesso dagli stessi medici del Comitato Etico non ledevano l’autonomia professionale e tutti gli altri sì perché ordinati dalla Magistratura e permessi dal ministro Balduzzi? Non vedo coerenza in queste dichiarazioni, ma non spetta a me giudicare e lascio ad ognuno di trarre le proprie conclusioni anche alla luce delle audizioni in corso presso le Commissioni Regionali e Parlamentari. cav. dott. Francesco Falsetti Presidente Umi Brescia. 

È evidente, quindi, che l’appello al codice deontologico del dott. Ottavio di Stefano non aveva giustificazione. Inoltre, se il dott. Falsetti avesse distinto il metodo dal prodotto (che era notissimo), se fosse venuto a conoscenza che il dott. Andolina aveva pubblicato il metodo su Internet, avrebbe inviato una lettera ma una vera e propria arringa contro i medici, contro “gli altri livelli” e “l’apparato politico-amministrativo”. Il codice deontologico non c’entra. La Magistratura ha fatto il suo dovere applicando la Legge e documentandosi sui fatti.

Elena Cattaneo, in veste di scienziata, parla invece di impazzimento giudiziario.