Michele De Luca e la cura che non c’è

Michele De Luca subentrò a Giulio Cossu nel direttivo della Luca Coscioni.

Ha come megafono il notiziario di un’altra associazione i cui iscritti non sono ammalati ma fanno parte di un’associazione di consumatori (ADUC associazione per i diritti degli utenti e consumatori). Proprio da tale notiziario, De Luca le sparava a ripetizione contro Stamina (Il metodo Stamina, la cura che non c’è…) e Vannoni non poté fare a meno di risparmiargli una controreplica accennando a una intervista, Quella cura sparita, rilasciata da De Luca a Margherita de Bac ove viene fuori che non esisteva traccia di una terapia genica annunciata e vantata da De Luca nel 2006 .

Il peggio è che nel 2014 Elena Cattaneo riprendeva quel proclama (in Senato!) ma ancora oggi (gennaio 2017) quella cura non c’è (se ne stanno occupando anche in altre strutture). Non c’è traccia di una terapia genica che guarisca malati sintomatici né dall’epidermolisi bollosa né dalla metacromatica né dal Krabbe. E pensare che la Cattaneo elencava quei proclami in piena campagna tesa a impedire la prosecuzione del trattamento fatto a Brescia. Per quanto riguarda i trapianti vi si ricorre in casi sintomatici. Basta chiedere al dott. Marino Andolina che ne è stato pioniere.




Intervista a Michele De Luca, capo dipartimento Università di Modena e Reggio Emilia

Il gene che cambia pelle. Ecco la prima terapia genica combinata con il trapianto.

Così titolava il Corriere della Sera un articolo pubblicato il 26 novembre del 2006 richiamando  la rivista Nature Medicine dove si esponeva uno studio finanziato da Telethon e frutto di una collaborazione tra università di Modena e Reggio Emilia e la Fondazione Banca degli occhi del Veneto.

Riporto alcuni capoversi:

“Combinando terapia cellulare e terapia genica i ricercatori hanno curato un uomo di 36 anni colpito da epidermolisi bollosa, malattia che provoca il distacco dell’epidermide dal derma sottostante”.

E ancora: “I ricercatori hanno ottenuto le staminali dalla pelle del paziente, le hanno coltivate in laboratorio quindi corrette con l’inserimento di una coppia sana del gene mutato per mezzo di un virus disattivato”.

Sono stati ottenuti lembi di pelle poi trapiantati sulle zone malate per ricostruirle.  Coordinatore dello studio Michele De Luca, direttore scientifico quell’anno della Fondazione banca degli occhi, oggi capo del dipartimento di medicina cellulare all’Università di Modena e Reggio Emilia, già in forze a Roma all’istituto dermopatico dell’Immacolata dove aveva impostato la sua ricerca.

Due settimane fa ho intervistato la professoressa Susanna Esposito, responsabile del nuovo centro di riferimento per l’epidermolisi bollosa aperto a Milano. Le ho chiesto che fine avesse fatto quella sperimentazione di cui avevo parlato brevemente nel mio primo libro “Siamo solo noi” dove ho riportato la testimonianza del ragazzo “curato”.

 La Esposito ha risposto che non sapeva, che le sembrava ci fossero stati problemi di finanziamenti.

Ho chiamato De Luca e dopo una settimana sono riuscita a parlargli (“sa, il mio mestiere non è parlare con i giornalisti”, ha spiegato). Riferisco quanto ci siamo detti.  Professor De Luca, che fine ha fatto la sperimentazione della terapia genica per l’epidermolisi bollosa?

“Si è temporaneamente fermata perché abbiamo dovuto adeguarci alla normativa europea del 2006 che ha imposto nuove regole ai centri che si occupano di terapie avanzate”.

 E non sono bastati sei anni per adeguarvi?

“No perché è stato necessario costruire una struttura da dedicare alla medicina rigenerativa sorta dove fino all’aprile del 2006 c’era un prato. Due anni dopo l’edificio era completato e siamo partiti con la richiesta di certificazione ottenuta a fine 2010. Poi siamo andati avanti per gradi. Prima abbiamo richiesto l’autorizzazione per le terapie consolidate della cornea, ottenuta tre mesi fa. Ora ci stiamo occupando dei permessi per cominciare anche con la terapia genica avanzata”.

 Ma l’Italia deve sempre  farsi riconoscere?

“Guardi che tutti i laboratori europei sono nelle stesse condizioni, non solo in Italia. Lo sa quanto è stato speso per arrivare fino a qui?”

 Quanto?

“Quindici milioni per la costruzione del centro e per la richiesta di certificazione”

 E Claudio, la persona che ha ricevuto la cura come sta?

“Abbiamo provato questa cura su due piccole zone delle gambe e ha avuto effetto. A cinque anni dal trapianto quelle parti sono guarite”.

Perché un unico paziente?

“Perché l’istituto superiore di sanità ci ha dato un’unica autorizzazione”.

E a livello mondiale che si fa per l’epidermolisi bollosa?

“Ci sono altri tentativi di cura ma non con la terapia genica”.

Considerazioni finali (ndr della de Bac)

1)      Per ricostruire il quadro intero bisogna ascoltare altre testimonianze (ad esempio l’associazione Debra, Telethon, l’Istituto Superiore di Sanità e magari chiamare di nuovo Claudio per sapere come sta). Lo faremo.

2)      De Luca afferma che è così in tutta Europa. Verificheremo.




L’intervista è stata commentata da una sola persona:

Jeanpaul  • io sono un genitore di una ragazza malata di epidermolisi inutile dire quanto tutti noi compresi i malati siamo stanchi di aspettare purtroppo ce chi non ce la fatta  dietro tutto il dolore della malattia si nascondono degli interessi diversi il professor de luca ci dovrebbe informare meglio di alcune situazioni che nascondono la verità io mi auguro di avere risposte vere e sopratutto se lui non è più interessato a salvare i nostri figli ce lo dicesse  in modo che non si aspetti più inutilmente  non abbiamo molto tempo mi auguro che il mio sfogo possa servire per far riflettere i ricercatori e per salvare un popolo di persone che soffre ogni minuto.

Il Dott. Claudio Notarantonio, Presidente in Debra Italia, l’associazione di malati e familiari di bimbi affetti da Epidermolisi Bolllosa Ereditaria, in un video pubblicato su YouTube il 22 settembre 2013 parla dell’importanza di una rete di informazione e supporto psicologico per chi è affetto da questa rara malattia genetica e per i loro genitori. Non fa alcun riferimento a eventuali terapie poiché molto probabilmente la cura non c’era.

Eppure De Luca si occupa del metodo Stamina, la cura che non c’e’, che costerebbe decine di miliardi al Servizio sanitario nazionale riferendosi alle tariffe praticate dai GMP (prima 60.000 ora 30.000).

A proposito di costi.

La mamma di una ragazza affetta dalla m. Niemann-Pick di tipo C, alla Conferenza dei Genitori del 28 agosto mi confidò che la figlia assume pillole Zavesca. Una scatola costa 10,192 euro (diecimilacentonovantadue), dopo 14 giorni ci vuole un’altra scatola e così via. Tale farmaco non è assolutamente risolutivo. La vendita è stata autorizzata perché i benefici superano gli effetti negativi collaterali.

Spinraza, un farmaco che potrebbe giovare a una minima parte di ammalati SMA, ha un prezzo di listino di $ 125.000 per iniezione. Il costo si traduce in $ 750.000 per il primo anno di utilizzo, quando un paziente dovrebbe ricevere sei iniezioni, e $ 375.000 ogni anno successivo per il resto della sua vita. Ormai è una cuccagna. Non si è ancora spento il caso Avastin-Lucentis seguito dal caso Sofosbuvir ed eccoci con un terzo caso nel giro di poco tempo. Evidentemente hanno capito che si può fare e si fa.