I miglioramenti ignorati

Sulla inesistenza dell’efficacia terapeutica i giudici di Cassazione rilevano:

i consulenti tecnici del PM e praticamente la totalità della comunità scientifica nazionale e internazionale (tra cui due Premi Nobel della materia) si erano espressi nel senso dell’assenza di basi scientifiche del trattamento;

La Corte, nel ritenere tali pareri determinanti, aggiunge un inciso: pareri per nulla inficiati dalle affermazioni di efficacia, peraltro transeunte (v. su tale aspetto anche lo articolo a firma dei dottori M. Villanova e l R. Bach in via di pubblicazione sull’American Journal of Physical Medicine & Rehabilitatrion di maggio 2015 allegato alla memoria da ultimo prodotta da alcuni ricorrenti)




Nella vicenda abbiamo assistito al protagonismo di alcuni ricercatori che hanno condotto una lotta strenua fin dall’inizio contro Stamina, senza analizzare cellule, pazienti e risultati clinici, senza farsi scrupoli neppure quando dicevano falsità persino nelle sedi istituzionali o interpretavano a modo loro una fondamentale sentenza della Corte di Giustizia europea. v. QUI ma anche QUI

Per la Corte sono attendibili i pareri di tali ricercatori e non lo sono i pareri di ricercatori che effettivamente hanno visitato i pazienti. Questi ricercatori-scienziati – che non hanno mostrato alcun pregiudizio e ritenevano utile fare la sperimentazione prevista da una legge dello Stato – sono stati offesi dai colleghi e snobbati nelle carte dell’Accusa. L’unico studio scientifico  su tre bambini infusi, con la stessa malattia, è stato  pubblicato proprio da questi ultimi v. QUISul loro effettivo parere circa l’efficacia terapeutica v. QUI.




L’Accusa ha parlato di cartelle vuote o di assenza di miglioramenti concludendo che le cellule sono inutili se non pericolose. Riporto uno dei tanti esempi di esami strumentali che svuotano tali asserzioni. Da tener presente che si tratta di un bambino, mio nipote, al quale improvvisamente è stata diagnosticata una malattia genetica neurodegenerativa, forse la più grave. Prima del caso Stamina tutta la letteratura concordava sull’assoluta impossibilità di miglioramenti e sulla continua, ineluttabile degenerazione che porta in poco tempo alla morte. Con il caso Stamina si è parlato di “normali fluttuazioni” o, addirittura, di “suggestioni” (Elena Cattaneo).

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In fisiologia sperimentale, “tempo di latenza” è il tempo che intercorre fra la partenza di uno stimolo e la manifestazione della corrispondente reazione. (”http://www.treccani.it/enciclo…)

Si deduce che “ Tempi di latenza sensibilmente aumentati” vuol dire che la reazione allo stimolo è lentissima, i tempi sono lunghi, c’è un problema al nervo ottico. Tale spiegazione mi è stata confermata da uno tra i più rinomati oculisti mondiali. Ma è sufficiente chiedere conferma all’oculista del quartiere.

Al 30 marzo 2013 la situazione del bambino era appunto questa: i tempi di latenza risultano  “sensibilmente aumentati“. Da pochi giorni il bambino era stato sottoposto alla prima infusione. (PEV 1)

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Il 9 ottobre 2013 (dopo meno di 7 mesi) i tempi di latenza risultano “aumentati” e non più “sensibilmente aumentati“. Al 9 ottobre il bambino era stato sottoposto ad altre infusioni. (PEV 2)

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Il 22 luglio 2014, dopo oltre nove mesi, i valori risultano rientrati nella norma: “nei limiti delle variazioni fisiologiche”. Il nervo ottico ricominciava a funzionare a dovere. (PEV 3)

A questo punto un ricercatore o il P.M. di turno potrebbe chiedere: “E lei ritiene che sia dovuto al trattamento Stamina?” Trattandosi di un metodo non sperimentato, la risposta da dare dev’essere sintetizzata con un secco “NO”. Anche se quello è stato l’unico trattamento seguito. Anche se, trattandosi di una malattia senza terapia, non può essere stata applicata altra terapia (inesistente). Anche se non vi è in letteratura una caso simile. Trattandosi di un metodo non sperimentato, alla domanda bisogna rispondere con un secco “NO”. Lo sostiene certa scienza che ha ostacolato in maniera carnivora la sperimentazione di quel trattamento dando linfa alle tesi dell’Accusa pur non avendo mai visitato i pazienti di Brescia né hanno mai analizzato le cellule di Brescia né hanno mai visto gli esami affermando addirittura che non ve ne fossero.

È certo, comunque, che da quel momento Federico non è stato sottoposto a successive infusioni; le cellule sono state sequestrate; I TEMPI DI LATENZA RISULTANO NUOVAMENTE SENSIBILMENTE AUMENTATI. Riporto il terzo e ultimo esame PEV: