14 agosto b

Il Natale di fango

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I giornalisti e le cartelle inesistenti

D’altra parte tutto ciò fu possibile grazie al coinvolgimento della stampa.

Ancora oggi, la ricerca del termine “Stamina” produce centinaia di migliaia di risultati. Sia i giornalisti dei mercatini che gli altri “accreditati”, in quella circostanza parteciparono alla gogna, uno copiava dall’altro, nessuno, nemmeno uno, aveva visitato un solo bambino. Molti di questi sono ormai famosi. Alcuni di loro, dapprima cronisti di mercatini locali, li vediamo in trasmissioni televisive in veste di opinionisti, altri sono stati promossi conduttori televisivi, c’è persino chi è diventato dirigente di reti televisive. Facevano da cassa di risonanza di quanto veniva loro riferito dal gruppo dei tredici ricercatori nonostante neppure loro, nemmeno uno, avesse mai visitato un bambino.

Parlavano persino di cartelle inesistenti! Volevano persino far credere che, improvvisamente, il secondo ospedale d’Italia diventava l’ospedale, unico al mondo, che non aprisse una cartella per ogni paziente. Sapevano bene, o forse ignoravano persino che, dopo il provvedimento inibitorio, ai medici fosse impedito di annotare l’evoluzione della malattia in seguito alle infusioni. Infatti, da quel momento avrebbero dovuto semplicemente svolgere esami di laboratorio inerenti le cellule infuse.

l’altro, un’altra Parlavano persino di cartelle inesistenti! Volevano persino far credere che, improvvisamente, il secondo ospedale d’Italia diventava l’ospedale, unico al mondo, che non aprisse una cartella per ogni paziente. Sapevano bene, o forse ignoravano persino che, dopo il provvedimento inibitorio, ai medici fosse impedito di annotare l’evoluzione della malattia in seguito alle infusioni. Infatti, da quel momento avrebbero dovuto semplicemente svolgere esami di laboratorio inerenti le cellule infuse ancora l’altro

 

 

 

Secondo comitato scientifico

ma, come vedremo, il parere del secondo comitato scientifico, poi, sarà addirittura tenuto nascosto e inviato dal Ministero a Guariniello. Il P.M. lo mise fuori nell’ultima seduta davanti al Tribunale del Riesame che doveva decidere sui ricorsi dei pazienti contro il sequestro delle cellule. Un parere non ancora ufficializzato e che Vannoni e i pazienti non ebbero modo neppure di impugnare. Questo è successo in uno Stato di Diritto! Ma ancora una volta è necessario procedere con ordine.

 

 

Un pubblico ministero sequestra le cellule  

Il 14 agosto 2014, nonostante fosse il giorno più caldo dell’anno, incurante del solleone, Raffaele Guariniello, p.m. di Torino, presentava al G.I.P. di Torino istanza di sequestro preventivo delle cellule staminali di Brescia e di tutte le attrezzature.

Si tratta dello stesso p.m. che si stava occupando dell’inchiesta Eternit conclusasi con un nulla di fatto. In quella circostanza non vi fu la stessa celerità (i reati furono prescritti!) o, quanto meno, non mi risulta che il p.m. si sia impegnato in un giorno di ferragosto di quei lunghi anni di indagine in modo che quella prescrizione fosse evitata.

In quella circostanza, oltretutto, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier, considerati il vertice della multinazionale elvetica, rimasero a casa, tranquilli, e non misero fuori neppure 1 euro, nonostante l’amianto avesse provocato, e continuerà a provocare, migliaia di morti per tumore polmonare, mesotelioma, asbestosi. Il p.m., haimè, si era occupato di disastro ambientale e non di omicidi, come precisò la stessa Corte di Cassazione: «non erano oggetto del giudizio i singoli episodi di morti e patologie sopravvenute, dei quali la Corte non si è occupata».

Improvvisamente, il p.m. Guariniello, su sollecitazione e con la collaborazione di quel gruppetto capeggiato dalla neosenatrice Elena Cattaneo, ravvisava un pericolo imminente (PERICOLO!) per la salute di questi pazienti, nonostante gli esami strumentali dimostrassero l’esatto opposto, preoccupandosi che potesse ripetersi il reato. REATO! Fare infusioni consentite dalla legge e autorizzate dai giudici, dopo il provvedimento inibitorio, era un reato! 

Le cellule illegali e il decreto Turco/Fazio

Il p.m. dimenticava che quelle infusioni erano consentite dalle leggi in vigore.

Tantissimi studi sulle cellule staminali e le conclusioni della Commissione Dubecco avevano convinto il ministro Livia Turco a emanare il DECRETO MINISTERIALE 5 DICEMBRE 2006Utilizzazione di medicinali per terapia genica e per terapia cellulare somatica al di fuori di sperimentazioni cliniche e norme transitorie per la produzione di detti medicinali.

Tale decreto era conosciuto dapprima con il nome di decreto Turco o decreto delle terapie individuali.

Reiterato dal ministro Fazio, era conosciuto come decreto Turco-Fazio. Per l’elevata compassione che lo ispirava era anche conosciuto con il nome di decreto delle cure compassionevoli .

In caso di pericolo di vita O di grave danno alla salute O di grave patologia a rapida progressione, in mancanza di valide alternative terapeutiche, consentiva a malati con prognosi infausta di poter usufruire di MEDICINALI DA NON SOTTOPORRE ALL’ITER AUTORIZZATIVO PREVISTO PER LE SPERIMENTAZIONI CLINICHE DI MEDICINALI DI CUI AL D. LGS. 24.06.2003 N. 211. I tempi di tali patologie sono infatti incompatibili con i tempi richiesti sia pure da una sola fase di sperimentazione.

IL DECRETO, QUINDI, AVEVA CARATTERE DI ECCEZIONALITÀ (ma Guariniello non lo aveva capito);

ERA SVINCOLATO DA TUTTE LE NORME PREVISTE PER LA PRODUZIONE INDUSTRIALE (ma Guariniello non lo aveva capito);

ERA SVINCOLATO DA TUTTE LE NORME CHE RICHIEDEVANO L’AIC ((ma Guariniello non lo aveva capito)

NON INVESTIVA L’AIFA DAL COMPITO DI AUTORIZZARE (ma Guariniello non lo aveva capito)

NON IMPONEVA LA PRODUZIONE DI CELLULE IN LABORATORI GMP (ma Guariniello non lo aveva capito).

Il farmaco non sperimentato e la legge 57/2013

 Il P.M. dimenticava tutto ciò tanto che, ne dico una fra mille, imputava a tali cellule lo status di farmaco non sperimentato ravvisando un grave pericolo per la salute.

Dimenticava, o fingeva di non avvedersi che il decreto Turco/Fazio, essendo un decreto eccezionale, nelle condizioni eccezionali indicate consentiva l’utilizzo di MEDICINALI DA NON SOTTOPORRE ALL’ITER AUTORIZZATIVO PREVISTO PER LE SPERIMENTAZIONI CLINICHE DI MEDICINALI DI CUI AL D. LGS. 24.06.2003 N. 211

Di sperimentazioni, a dirla tutta, in giro non vi era neppure l’ombra e, qualora ce ne fossero state, quei pazienti, in quelle condizioni, sarebbero stati esclusi in quanto gravemente sintomatici. In nessun trial viene ammesso un paziente ormai divorato dalla malattia.

Il ministro Balduzzi si era convinto della bontà di quelle infusioni tanto che fu addirittura approvata la legge 57/2013.

La novella legislativa dell’art. 2, comma 2° consentiva espressamente la possibilità per le strutture sanitarie di proseguire e completare i trattamenti su singoli pazienti che fossero già avviati mediante il ricorso a medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali.

Al riguardo così il Legislatore disponeva:

art. 2, comma 2° Le strutture pubbliche in cui sono stati avviati, anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, trattamenti su singoli pazienti con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, lavorati in laboratorio di strutture pubbliche e secondo procedure idonee alla lavorazione e alla conservazione di cellule e tessuti, possono completare i trattamenti medesimi, sotto la responsabilità del medico prescrittore, nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili secondo la normativa vigente.

art. 2, comma 3° Si considerano avviati, ai sensi del comma 2, anche i trattamenti in relazione ai quali sia stato praticato, presso strutture pubbliche, il prelievo dal paziente o da donatore di cellule destinate all’uso terapeutico e quelli che siano stati già ordinati dall’autorità giudiziaria.

Non solo!

Veniva anche prevista una sperimentazione. Furono stanziati TRE MILIONI DI EURO ma tale sperimentazione, grazie al sequestro delle cellule, non fu mai avviata e, come vedremo, i TRE MILIONI divennero il pomo della discordia tra i contendenti che erano stati i protagonisti della campagna di fango contro quelle cellule. Avendo iconografato il termine Stamina con significato fortemente spregiativo se lo scambiavano offendendosi senza esclusione di colpi: Tu sei Stamina, Stamina sei tu, fannullone! 

Il sequestro si era basato proprio sulle dichiarazioni di quegli amici poi diventati avversari e nessuno di questi, ad oggi, può vantare il brevetto di una sola terapia utile per quei bambini ormai quasi tutti morti. Ma in quegli anni dicevano che loro avevano le cellule buone che fanno guarire

 

IN COSTRUZIONE – BOZZA 

Le sconclusioni (sconclusioni!) di Guariniello recepite dal Tribunale di riesame

Riporto le conclusioni del Provvedimento Tribunale Riesame con il quale si confermava il sequestro delle cellule:

In sostanza, dal complesso normativo comunitario e nazionale si evince che:


1 – la produzione di medicinali avanzati contenenti cellule staminali deve essere espressamente “autorizzata dall’autorità competente della Stato membro” (art. 28 co. 2, Regolamento 2007/1394/CE);


2 – gli Stati membri devono far sì che, per tali medicinali, “la tracciabilità”, “i requisiti di farmacovigilanza” e “gli specifici requisiti di qualità” siano “equivalenti a quelli previsti a livello comunitario per quanto riguarda i medicinali per terapie avanzate per i quali è richiesta l’autorizzazione a norma del regolamento (CE) n. 47261/2004” (art. 28 co. 2, Regolamento 2007/1394/CE);

3 – lo Stato Italiano ha individuato nell’ AIF A l’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione alla produzione di tali medicinali (art. 3, co. I, lett. f-bis, D.Lgs. 24.4.2006, n. 219, introdotto dall’art. 34 L. 7.7.2009, n. 88);

4 – l’autorizzazione è richiesta anche nel caso di usi terapeutici non commerciali e lo Stato italiano ha stabilito altresì che compito specifico dell’ AIFA è di garantire (a norma della citata fonte comunitaria e della legge italiana) “la tracciabilità”, “i requisiti di farmacovigilanza” e “gli specifici requisiti di qualità” (quelli cioè di buona fabbricazione) dei prodotti da utilizzare a scopo compassionevole in modo ‘”equivalente” a quanto previsto per i medicinali per terapie avanzate, per i quali è richiesta l’autorizzazione all’immissione in commercio (AIC).

Quelle norme si riferivano alle sperimentazioni e non di certo alle cure compassionevoli o terapie individuali. Quelle norme, infatti, furono recepite solo più tardi con il decreto Lorenzin che abolì il decreto Turco/Fazio. Se ne avvide tardivamente, dopo 5 anni, la Corte di Appello di Torino.

Il decreto Lorenzin sconfessa ipso facto le imputazioni 

Il p.m.  adduceva una caterva di norme violate.

Sosteneva che il Decreto Ministeriale Turco/Fazio fosse ormai decaduto perché sostituito dal recepimento di quella normativa europea ai sensi dell’art. 3 comma 1, lettera f-bis) del D.Lgs. 219/2006, che, invece, come avevano spiegato Balduzzi e lo stesso Fazio (padre del decreto) in Commissione Senato, non era applicabile mancando i decreti attuativi. “Sia chiaro – rispose seccamente Fazio – il decreto Turco/Fazio è ancora in vigore”

Con il tempo il nero sfuma in grigio fino a diventare bianco. Persino le improbabilità che governano la nostra vita possono essere spiegate. Ciò che è stato nascosto viene a galla e il mistero si dissolve con il tempo. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, è noto a tutti, e il decreto della Lorenzin ne è un esempio.

Solo a cose fatte, dopo il sequestro delle cellule e la conferma del sequestro da parte del tribunale di Torino, Beatrice Lorenzini emanò il d.m.. del 16 gennaio 2015, (Disposizioni in materia di medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva (15A01704) (GU Serie Generale n.56 del 9-3-2015), pubblicato il 9 marzo 2015, dopo la conferma del sequestro delle cellule da parte del Tribunale di Torino. Sequestro confermato in base a norme fino ad allora inesistenti.

Solo con tale decreto entrano in vigore tutte quelle norme fino ad allora inesistenti e che Guariniello aveva sostenuto che fossero state violate. Si può mai contestare la violazione di norme inesistenti?

A fugare qualsiasi dubbio circa la vigenza, fino ad allora, del d.m. Turco/Fazio e della legge 57/2013 che era persino sanante, è sufficiente riportare il co. 2 art. 2 del decreto Lorenzin: È abrogato il decreto del Ministro della salute 5 dicembre 2006, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 57 del 9 marzo 2007, e successive modifiche.

È pacifico che non si va ad abrogare un decreto se tale decreto risulta abrogato. Da tener presente che il decreto della Lorenzin è stato pubblicato il 9 marzo 2015 mentre l’istanza di sequestro è datata 14 agosto 2014!

Inutile perder tempo per dimostrare che il decreto Turco/Fazio fosse vigente all’epoca dei fatti e, conseguentemente, non fosse applicabile la normativa comunitaria mancandone le specifiche tecniche attuative. L’Accusa non se ne avvedeva.

Comunicato di Lorenzin e commento di Elena Cattaneo

Riporto il commento di Beatrice Lorenzin e di Elena Cattaneo che evidenziano tutte le contraddizioni subite dai pazienti ricorrenti circa l’inosservanza della normativa comunitaria, la decadenza del d.m. Turco/Fazio e della legge 57/2013.

Il comunicato di Lorenzin lo riporto integralmente (da notare che la Lorenzin anche qui parla di “truffe” e “speculazioni” nonostante il proprio decreto sveli apertamente che le violazioni alla normativa fossero del tutto infondate. Evidenziazioni e sottolineature sono del sottoscritto:

Comunicato stampa n. 11

Data comunicato: 21 gennaio 2015

Medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva – Ministro Lorenzin firma decreto che fissa regole più precise per garantire sicurezza pazienti

Il Ministro della salute Beatrice Lorenzin ha firmato il Decreto con cui vengono fissate regole più precise per garantire la sicurezza dei pazienti in caso di utilizzazione di medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva, che devono essere prodotti in conformità ai principi delle norme europee di buona fabbricazione dei medicinali.

“Il Decreto che ho firmato ‐ ha sottolineato il Ministro Lorenzin‐ costituisce uno strumento normativo molto importante perché regolamenta in maniera stringente la preparazione su base non ripetitiva e l’utilizzo di medicinali per terapie avanzate al di fuori delle sperimentazioni cliniche, limitandoli esclusivamente a ospedali pubblici, cliniche universitarie o istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Si fa riferimento a trattamenti eseguiti su singoli pazienti, in mancanza di alternative terapeutiche o in situazioni di estrema urgenza o pericolo di vita, che dovranno essere preventivamente autorizzati dall’Agenzia Italiana del Farmaco e dovranno rispettare i requisiti previsti dalle normative europee e dalle norme di buona fabbricazione. Si tratta di un passo in avanti per la legislazione sanitaria italiana che metterà i pazienti al riparo da possibili truffe e speculazioni sulle salute dei malati come, purtroppo, avvenuto in occasione della vicenda Stamina”.

 

Il commento di Elena Cattaneo

Con la firma del Ministro Lorenzin del decreto ministeriale relativo ad una disciplina stringente della preparazione su base non ripetitiva di medicinali per terapie avanzate al di fuori delle sperimentazioni cliniche – spiega Cattaneo – si realizza un avanzamento importante e necessario della regolamentazione della materia. Il decreto ministeriale, da tempo atteso, porterà quindi alla definitiva ed univoca attuazione delle disposizioni legislative comunitarie e nazionali relative alla disciplina di medicinali per terapia avanzate preparate su base non ripetitiva.

 

Le cellule sequestrate per violazione di norme inesistenti  

SOLO DAL 9 MARZO 2015 SI DÀ ATTUAZIONE ALLA NORMATIVA EUROPEA ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera f-bis), del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219 e successive modificazioni; (L’ACCUSA PRESUMEVA CHE FOSSE IN VIGORE).

PERSINO IL DECRETO LORENZIN DISTINGUE LE NORME SULLE TERAPIE INDIVIDUALI DA QUELLE CHE DISCIPLINANO LE SPERIMENTAZIONI (spesso confuse nelle carte dell’Accusa!): “Il presente decreto non disciplina l’impiego terapeutico di medicinali per terapie avanzate sottoposti a sperimentazione clinica”.

SOLO CON QUESTO DECRETO SI STABILISCE CHE LE TERAPIE INDIVIDUALI DEVONO ESSERE AUTORIZZATE DALL’AIFA (si è sostenuto il contrario persino in Cassazione): “ART. 2 L’autorizzazione alla produzione di medicinali per terapie avanzate su base non ripetitiva è rilasciata dall’Agenzia italiana del farmaco”. Le iniziative di Luca Pani, direttore AIFA, che costrinsero i pazienti a rivolgersi ai giudici per accedere alle infusioni, erano arbitrarie.

SOLO CON QUESTO DECRETO VIENE FISSATO L’OBBLIGO DI LAVORARE LE CELLULE IN LABORATORI GMP E QUINDI LE CELLULE STAMINALI, CONTRARIAMENTE A QUANTO SOSTENUTO DA GUARINIELLO, POTEVANO ESSERE LAVORATE NEL LABORATORIO DI BRESCIA: “Resta fermo che i medicinali per terapie avanzate a uso non ripetitivo devono essere prodotti in conformità ai principi delle norme europee di buona fabbricazione dei medicinali”.

A FUGARE QUALSIASI DUBBIO CIRCA LA VIGENZA, FINO A QUESTO MOMENTO, DEL D.M. TURCO/FAZIO E DELLA LEGGE 57/2013 CHE ADDIRITTURA ERA SANANTE, È SUFFICIENTE RIPORTARE IL CO. 2 DELL’ART.2: “È abrogato il decreto del Ministro della salute 5 dicembre 2006, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 57 del 9 marzo 2007, e successive modifiche”. Guariniello e il Tribunale del riesame sostenevano che il decreto Turco/Fazio non fosse più in vigore.

PER LA PRIMA VOLTA SI PARLA DI “DONAZIONE”: “Art. 1. co. 5. Per la donazione, l’approvvigionamento e il controllo di tessuti e cellule umani, quali materiale di partenza dei medicinali per terapie avanzate si applicano le disposizioni del……”. – Uno dei cavalli di battaglia dell’accusa era proprio l’utilizzo di cellule staminali eterologhe da parte di Stamina ma il decreto Lorenzin sconfessa anche tale accusa riconoscendo la liceità di tali cellule mediante donazione.

Marino Andolina

Uno dei cavalli di battaglia dell’accusa era stato proprio l’utilizzo di cellule staminali eterologhe da parte di Stamina ma il decreto Lorenzin autosconfessa anche tale accusa riconoscendo la liceità di tali cellule mediante donazione.

A tal proposito invito il lettore ad ascoltare cosa disse il dott. Andolina davanti ai rappresentanti del mondo scientifico:

Non posso accettare che sia mio collega, membro della comunità scientifica, uno che dice che non abbiamo fatto l’HLA di II classe alle cellule staminali. Non ce l’hanno vacca boia. Lo sanno gli studenti del secondo anno di medicina che le staminali non hanno l’HLA (ndr le cellule staminali, al contrario di quanto si era sostenuto, non sono rigettabili anche se provengono da organismi diversi). E questo è un documento ministeriale con cui si dimostra che la nostra terapia è pericolosa anche perché abbiamo usato cellule di altre persone per cui possiamo trasferire malattie orribili…Allora trentamila trapianti da donatori stranieri non si devono fare, le trasfusioni di sangue non si devono fare. I laboratori certificati AIFA che distribuiscono cellule staminali lo fanno da persone sconosciute cioè da donatori di midollo che il paziente non conoscerà mai, non testate per l’HLA, quelli sì. La parola pericoloso della metodica Vannoni deriva soprattutto dal fatto che derivano da altra persona. Queste cellule sono testate in un centro trapianti come le cellule di qualsiasi trapianto di midollo. Ora, se non c’è malafede, devo dire che questa comunità scientifica non mi appartiene, non fa parte della mia cultura.

 

 

 

sull’argomento affermando che delle malattie che avevano colpito quei bambini (si trattava Krabbe, Niemann Pick) vi sono terapie scientificamente testate. Terapie che esistono solo nella sua fantasia!

Il 15 aprile 2014, insieme ai maggiori esponenti di Telethon, presentò in Senato gli unici casi di cura con staminali e al primo posto dell’elenco c’è il Krabbe, la malattia che sta distruggendo mio nipote. Ovviamente mentiva. Ancora oggi non c’è uno straccio di terapia per il Krabbe.

Seguirono migliaia di reazioni da parte dei pazienti o dei loro familiari.

Non mancarono i commenti a favore, rilasciati da ricercatoricchi e da tanti trolls presenti sui social dall’inizio alla fine della vicenda. Lorenzin collezionò, al 25 novembre, 2266 commenti ed altri 1637 grazie al post che condivise dall’AIFA. Risultano tutt’ora riportati su Facebook, QUI un elenco.

Riporto anche uno dei tanti commenti espressi dai genitori di questi bambini sfortunati. Dopo la manifestazione del 15 ottobre a Milano, Caterina Ceccuti, la mamma della piccola Sofia, bimba fiorentina malata di leucodistrofia metacromatica (una di quelle malattie che Telethon dice di aver “vinto”), consapevole che la terapia per la sua bambina non ce l’aveva nessuno e neppure Telethon, si rivolge nuovamente al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, con questa lettera aperta su Facebook:

Le famiglie si sentono profondamente offese dal muro di indifferenza ed omertà dietro cui vengono costantemente trincerati i nostri malati. Prendiamo atto del Suo stop alla sperimentazione. Ci riprendiamo i nostri bambini e li riportiamo a casa. A morire.

Mi dispiace dovermi rivolgere nuovamente a un foglio bianco piuttosto che direttamente alla Sua persona ma sembra impossibile un confronto diretto tra lei e le famiglie dei 36 pazienti sottoposti al protocollo Stamina presso gli Spedali Civili di Brescia. In un Suo recente intervento televisivo Lei ha dichiarato una serie di inesattezze.

Punto uno: la neutralità della commissione scientifica. Ne è sicura ministro? A me risulta invece che Alessandro Nanni Costa (direttore del Centro Nazionale Trapianti), Maria Grazia Roncarolo (direttore scientifico al San Raffaele di Milano), Paolo Bianco (direttore del Laboratorio di staminali nel Dipartimento di Medicina Molecolare alla Sapienza di Roma) e Fabrizio Oleari (direttore dell’Istituto Superiore di Sanità) abbiano rilasciato interviste e firmato articoli alcune settimane prima di essere da Lei convocati per soprintendere i lavori della sperimentazione. (v. QUI)

Punto due: la presenza di un rappresentante delle famiglie all’interno della Commissione. Non mi risulta che sia stato convocato alcun rappresentante nostro. Per quanto ne so sono stati i genitori – organizzati in un osservatorio – che si sono affacciati al ministero per chiedere di far valere il proprio diritto di rappresentanza (v. QUI).

Punto tre: il ruolo di un ministro è quello di far applicare la legge. Sono parole Sue. Eppure vorrà perdonarmi se Le faccio notare che nei Suoi discorsi viene ignorato il contenuto del Decreto Turco – Fazio, il quale riconosce il diritto al cittadino affetto da patologia con prognosi infausta, in mancanza di valida alternativa terapeutica, di sottoporsi a trattamenti cosiddetti compassionevoli, anche se non sottoposti a sperimentazione. (v. QUI)

Punto quattro: il metodo Stamina è stato trattato troppo in tv e troppo poco nell’ambiente scientifico. Anche qui si sbaglia ministro. Sono i pazienti ad esser stati mostrati in tv, non il metodo. Le assicuro che è difficilissimo per il dottor Marino Andolina riuscire ad essere invitato in una trasmissione per poter approfondire al pubblico le modalità di funzionamento del metodo. Per quanto riguarda la presenza nell’ambiente scientifico, spettava a Lei Ministro – puntualizza la mamma di Sofia – sopperire a questa carenza avviando la sperimentazione che tutti ci aspettavamo, dopo la consegna del proprio protocollo lo scorso agosto. (v. QUI)

Punto cinque: che fine fanno i tre milioni di euro destinati alla sperimentazione? Lei ha dichiarato genericamente che saranno destinati ‘alle malattie rare’. Ciò significa che li destinerà all’assistenza per quelle famiglie che, come Lei stessa sottolinea, si trovano in una condizione di profondo abbandono? Oppure li destinerà alla ricerca? In questo caso quali saranno la struttura e il progetto beneficiari? Dovrebbe essere molto chiara nel rispondere alle famiglie su questo punto (ndr Quei soldi erano stati distratti dal fondo istituito per aiutare le famiglie e, in sordina, furono destinati a Vescovi, uno dei tanti impegnati contro Stamina, suscitando rabbiose rivendicazioni da parte degli altri ricercatori della partita). Nel video che propongo parla esplicitamente di Vescovi: in questo momento c’è un signore che si chiama Vescovi che ha fatto una scoperta incredibile (Quale?).

Punto sei: Lei non ha voluto visitare le famiglie dei malati per evitare quella spettacolarizzazione del dolore che offende la Sua personale sensibilità. Signor Ministro, le confesso – evidenzia – che anche le famiglie si sentono profondamente offese dal muro di indifferenza ed omertà dietro cui vengono costantemente trincerati i nostri malati. Prendiamo atto del Suo stop alla sperimentazione. Ci riprendiamo i nostri bambini e li riportiamo a casa. A morire, non si impressioni Ministro ma i termini sono questi: morire, soffrire. Sarà allora che probabilmente assisterà alla spettacolarizzazione del dolore. (ndr I bambini non sono stati visitati da nessuno di coloro che hanno impedito la sperimentazione).

Quando al posto dei miglioramenti di Sofia, io e mio marito Guido mostreremo i suoi peggioramenti. Mostreremo la patologia che ricomincia a degenerare. Il Suo tentativo di sottrarre una terapia senza offrire alcuna alternativa non può generare altro che il ritorno dell’orrore nelle vite dei nostri malati. Nessuno di noi grida al miracolo – conclude – Desideriamo evitar loro parte del dolore che queste patologie provocano, con una terapia che ad oggi, dopo due anni di trattamento sui primi pazienti, non ha mai mostrato effetti collaterali e che anzi, fino ad oggi ci ha consentito di mostrare al pubblico non quella che lei definisce una spettacolarizzazione del dolore – conclude – ma soltanto della speranza.

La Ceccuti, per brevità, ha omesso tanti altri aspetti oscuri della vicenda, ad esempio il giuramento sulla propria imparzialità fatto dai componenti del Comitato Scientifico, nonostante più volte avessero rilasciato dichiarazioni offensive e denigratorie. Vi sono state molte cose strane in questa vicenda!

Lorenzin non avrebbe voluto dire quel “no”. Lo ripete in tante trasmissioni, rammaricata e commossa, quasi straziata da un dispiacere non represso, giustificandolo con una serie di affermazioni che non stanno né in cielo né in terra:

La Vita in Diretta, 14 ottobre 2013

    • le cartelle sono state esaminate  (il TAR aveva dedotto il contrario);
    • queste persone non hanno seguito un protocollo di sperimentazione con un’analisi da parte di terzi (Lorenzin sa benissimo che il termine “sperimentazione” riferito alle cure di Brescia era del tutto fuori luogo; non si tratta di “sperimentazioni” ma di terapie individuali disciplinate dal D.M. Turco/Fazio che escludeva categoricamente qualsiasi riferimento e obbligo inerente le sperimentazioni);
    • nonostante i rilievi mossi dal TAR, nega che i componenti del comitato scientifico fossero prevenuti;
    • sostiene che c’è un membro dell’associazione delle famiglie pur sapendo che era completamente estraneo agli interessi delle famiglie tanto che anche i due membri del secondo comitato scientifico votarono contro l’inizio della sperimentazione; non ricorda che il TAR aveva duramente stignatizzato  anche tale decisione;
    • non si accorge neppure di toccare il nervo nevralgico: NELL’ANALISI DEL PROTOCOLLO CHE È ARRIVATO, CHE CI È STATO CONSEGNATO, NON DOVEVANO DIRE SE IL METODO FUNZIONAVA OPPURE NO, QUESTO È UN ELEMENTO CHE ATTENEVA ALLA SPERIMENTAZIONE. APPUNTO! LA SPERIMENTAZIONE ERA GIÀ STATA DECISA DAL PARLAMENTO CHE, EVIDENTEMENTE, POSSEDEVA DATI DI LABORATORIO CHE LA GIUSTIFICAVANO. COME MAI  DECISERO DI NON INIZIARLA E COME MAI IL MINISTRO NE PRESE ATTO?;
    • non è una cura compassionevole perché la cura compassionevole richiede che un farmaco sia almeno passato dalla fase 1 della sperimentazione e non sia insicuro (confonde le norme sui farmaci orfani disciplinate dal D.M 8 Maggio 2003 modificato dal D.M. 7/11/2008 con le cure compassionevoli disciplinate dal successivo decreto D.M. 5.12.2006 (Turco/Fazio) Utilizzazione di medicinali per terapia genica e per terapia cellulare somatica al di fuori di sperimentazioni cliniche);
    •  … e adesso è stata accertata anche la sua non sicurezza (dichiarata dal comitato scientifico bocciato dal TAR, smentita dai risultati dei bambini di Brescia e dagli esami di laboratorio che venivano inviati all’AIFA, Ministero, CNT, ISS);
    • la domanda che io ho posto agli scienziati è esattamente quella che tutti ci poniamo. Ho detto ma io ho visto questi filmati, vedo questi bambini che hanno miglioramenti e la risposta che mi hanno dato sono state risposte nel merito proprio nel merito delle singole patologie (ma non dice quali sono le risposte; l’unica risposta certa è questa: in tali patologie neurodegenerative la situazione clinica “degenera” e non è ipotizzabile alcun miglioramento. Allora, ministro, a cosa sono dovuti quei miglioramenti?);
    • in questo momento c’è un signore che si chiama Vescovi che ha fatto una scoperta incredibile sulle cellule neuronali cioè del cervello (v. note al p. 5 post Caterina Ceccuti. Non dice il ministro a quale scoperta incredibile si riferisce. Bisognerebbe spiegare al Ministro della Salute che le cellule “neuronali” non si definiscono così perché sono cellule del cervello ma sono cellule che si trovano nell’intero tessuto nervoso e concorrono alla sua formazione mediante il tessuto della neuroglia, (cellule gliali) e il tessuto vascolare.;
    • un piano oggi si compie – dice il papà di Lorenzo –  un piano diabolico, quello che ha visto bloccati in lista di attesa da aprile decine e decine di bambini nell’attesa di questo giorno, questo giorno in cui la Lorenzin ha decretato la fine di questa cura;
    • Lorenzin risponde: io vorrei dire a quel signore, io non ho la sua cura – Il D.M. Turco/Fazio che Lorenzin cancellerà nel gennaio 2015, prevedeva il ricorso alle terapie somatiche in assenza di una “cura” sperimentata; non sono stata io, è stato il comitato scientifico e l’Avvocatura dello Stato: (non ricorda di aver detto pochi minuti prima che i componenti del comitato scientifico : NON DOVEVANO DIRE SE IL METODO FUNZIONAVA OPPURE NO, QUESTO È UN ELEMENTO CHE ATTENEVA ALLA SPERIMENTAZIONE; e l’Avvocatura dello Stato: tale asserzione è incommentabile; il parere dell’Avvocatura dello Stato, espresso su richiesta del Ministro, è puramente indicativo e non è assolutamente vincolante.
  • Il Ministero della Salute, con d.m. 28 giugno 2013, aveva nominato componenti del Comitato Scientifico (Luca Pani, Alessandro Nanni Costa, Maria Grazia Roncarolo, Bruno Dallapiccola, Generoso Andria, Amedeo Santossuo, e dott.ssa Patrizia Popoli) professionisti che in passato, prima dell’inizio dei lavori, avevano espresso forti perplessità, o addirittura accese critiche, sull’efficacia scientifica del Metodo Stamina. Eppure aveva dichiarato di aver ritenuto essenziale, nella fase formale, il requisito dell’indipendenza dei componenti Comitato scientifico.Prima di esprimere il parere negativo all’inizio della sperimentazione, il Comitato (lo dice il TAR) avrebbe dovuto altresì esaminare le cartelle cliniche dei pazienti che erano stati sottoposti alla cura con la Stamina presso l’Ospedale civile di Brescia i quali pazienti, dai certificati medici versati in atti, non risultano aver subito effetti negativi collaterali. Il Ministro qui dichiara che tali cartelle erano state visionate. La sconfessione di un Ministro della Repubblica da una sentenza del TAR che le contesta la “poca” obiettività del comitato di esperti da “Lei” nominati, equivale ad una ammissione grave in termini di responsabilità diretta nel conferire tale incarico a persone atte a formulare un giudizio già determinato in precedenza.Se i ricorrenti fossero stati messi nelle condizioni di ricorrere, per gli stessi motivi, una seconda volta, contro il secondo comitato scientifico, tecnicamente il ministro in questione si sarebbe posto in una condizione altamente sfavorevole e soggetto a provvedimenti relativi alla sua funzione e persona.

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In un incontro-dibattito a Milano, il dott. Andolina si rivolse così ai membri della comunità scientifica:

Non posso accettare che sia mio collega, membro della comunità scientifica, uno che dice che non abbiamo fatto l’HLA di II classe alle cellule staminali. Non ce l’hanno vacca boia. Lo sanno gli studenti del secondo anno di medicina che le staminali non hanno l’HLA. E questo è un documento ministeriale con cui si dimostra che la nostra terapia è pericolosa anche perché abbiamo usato cellule di altre persone per cui possiamo trasferire malattie orribili… 

Ma i limiti si possono imporre alla ragione e non alla fantasia. Sempre la Lorenzin, impegnatissima dopo la bocciatura del comitato scientifico ad apparire su tutti i canali TV, in barba alla spettacolarizzazione del dolore di cui si lamentava, se ne inventa un’altra. Afferma su emittenti a diffusione nazionale che le infusioni venivano fatte nel cervello, quindi erano pericolose.

La7, Omnibus, 27 novembre 2013

Il metodo è stato valutato totalmente insufficiente, cioè non ci sono gli elementi neanche per avviare in laboratorio i presupposti per farlo iniziare. In più ha degli elementi, così come ci è stato presentato, di insicurezza per i pazienti. Ricordiamoci che sono iniezioni intratecali, cioè fatte nel cervello (ndr porta la mano destra sulla testa).  e con una sostanza di cui non si sapeva, noi adesso lo sappiamo che cosa ci fosse dentro e come erano differenziati i vari passaggi cellulari.

 

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Per chi ha voglia di leggere ancora riporto solo qualche altra chicca:

Lorenzin comincia l’intervento del 27 novembre usando un’espressione comune a tutti coloro che hanno ostacolato tale trattamento pur in assenza di una qualsiasi alternativa terapeutica: Io mi sento vicina a tutti i malati;

È stato un errore parlamentarizzare la questione (Espressione ripresa dalla Cattaneo: La politica ha perso troppo tempo…’). Eppure, nel mese di aprile 2013, in seguito alla presentazione al Presidente del Senato di oltre 200.000 firme, il Senato aveva approvato una legge che permetteva a tutti di accedere al trattamento Stamina da praticare in Ospedali Pubblici forniti di un laboratorio non necessariamente GMP.

Il sistema sanitario ha una questione aperta che è quella di come ‘accompagnare’  (ATTENZIONE: dice ‘accompagnare’ e non  ‘curare’).

’55 59” Io ho trovato 3 milioni di euro dal fondo sanitario nazionale (Furono sottratti, prima che diventasse ministro, ai Servizi Essenziali d’Assistenza (LEA), fondo di assistenza per disabili e, durante la campagna di fango dopo la bocciatura del comitato scientifico, quando dice Stamina non esiste, afferma più volte che quei 3 milioni di euro li avrebbe destinati “alla ricerca”, cioè i beneficiari sarebbero stati i detrattori. E così fece.

’56 Abbiamo aperto in tempi record, abbiamo trovato i laboratori… (La data di inizio della sperimentazione (I luglio 2013) prevista dalla legge 57 del 23 maggio 2013 non fu rispettata. Il decreto fu emesso solo il 18 giugno 2013 e il Comitato fu nominato soltanto il 28 giugno 2013. Successivamente bisognava adempiere a tutto quanto la disciplina richiedeva e fu chiesto il protocollo a Stamina in agosto. Altro che I luglio!

Si è istituito il Comitato Scientifico come previsto dalla Legge (Il TAR del Lazio ritenne che non fosse stato istituito come previsto dalla Legge);

E anche la rappresentanza dell’associazione dei familiari delle malattie rare per valutare il metodo (Tra tutte le famiglie che hanno chiesto l’accesso al metodo Stamina, famiglie quindi direttamente interessate, non ne fece parte neppure una).

ecc., ecc., ecc.

 

IN COSTRUZIONE – GLI APPUNTI CHE SEGUONO SONO DA CONSIDERARE BOZZA.

Il sequestro di Guariniello sconfessato dalla Corte di Appello di Torino

Tantissimi studi sulle cellule staminali e le conclusioni della Commissione Dubecco avevano convinto il ministro Livia Turco a emanare il

DECRETO MINISTERIALE 5 DICEMBRE 2006: Utilizzazione di medicinali per terapia genica e per terapia cellulare somatica al di fuori di sperimentazioni cliniche e norme transitorie per la produzione di detti medicinali.

Tale decreto era conosciuto dapprima con il nome di decreto Turco o decreto delle terapie individuali.

Reiterato dal ministro Fazio, era conosciuto come decreto Turco-Fazio. Per l’elevata compassione che lo ispirava era anche conosciuto con il nome di decreto delle cure compassionevoli .

In caso di pericolo di vita O di grave danno alla salute O di grave patologia a rapida progressione, in mancanza di valide alternative terapeutiche, consentiva a malati con prognosi infausta di poter usufruire di MEDICINALI DA NON SOTTOPORRE ALL’ITER AUTORIZZATIVO PREVISTO PER LE SPERIMENTAZIONI CLINICHE DI MEDICINALI DI CUI AL D. LGS. 24.06.2003 N. 211. I tempi di tali patologie sono infatti incompatibili con i tempi richiesti sia pure da una sola fase di sperimentazione.

IL DECRETO, QUINDI, AVEVA CARATTERE DI ECCEZIONALITÀ ED ERA SVINCOLATO DA TUTTE LE NORME PREVISTE PER LA PRODUZIONE INDUSTRIALE O CHE RICHIEDEVANO L’AIC NÈ INVESTIVA L’AIFA DAL COMPITO DI AUTORIZZARE NÈ IMPONEVA LA PRODUZIONE DI CELLULE IN LABORATORI GMP.

Il P.M. dimenticava tutto ciò tanto che imputava a tali cellule lo status di “farmaco non sperimentato”. Una  delle numerose “dimenticanze”, uno delle numerose “motivazioni” addotte dai denigratori.

Di sperimentazioni, a dirla tutta, in giro non vi era neppure l’ombra e, qualora ce ne fossero state, quei pazienti, in quelle condizioni, sarebbero stati esclusi in quanto gravemente sintomatici. 

Il ministro Balduzzi si era convinto della bontà di quelle infusioni tanto che fu addirittura approvata la legge 57/2013. La novella legislativa dell’art. 2, comma 2° consentiva espressamente la possibilità per le strutture sanitarie di proseguire e completare i trattamenti su singoli pazienti che fossero già avviati mediante il ricorso a medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali. Al riguardo così il Legislatore disponeva:

art. 2, comma 2° Le strutture pubbliche in cui sono stati avviati, anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, trattamenti su singoli pazienti con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, lavorati in laboratorio di strutture pubbliche e secondo procedure idonee alla lavorazione e alla conservazione di cellule e tessuti, possono completare i trattamenti medesimi, sotto la responsabilità del medico prescrittore, nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili secondo la normativa vigente.

art. 2, comma 3° Si considerano avviati, ai sensi del comma 2, anche i trattamenti in relazione ai quali sia stato praticato, presso strutture pubbliche, il prelievo dal paziente o da donatore di cellule destinate all’uso terapeutico e quelli che siano stati già ordinati dall’autorità giudiziaria.

Non solo!

Veniva anche prevista una sperimentazione e furono stanziati TRE MILIONI DI EURO ma tale sperimentazione, grazie al sequestro delle cellule, non fu mai avviata e i TRE MILIONI   divennero il pomo della discordia tra i protagonisti della campagna di fango contro quelle cellule.

Il supporto al sequestro si basava proprio sulle dichiarazioni di quegli amici poi diventati avversari. Si rinfacciavano offese di ogni genere, giungendo persino a darsi dello “Stamina”! Con il contributo di tanti pupazzi televisivi che hanno fatto carriera, essendosi limitati a diffondere il verbo del capo senza alcuna verifica, i denigratori avevano condotto una campagna diffamatoria talmente formidabile da trasformare quel nome, ormai demonizzato e iconografato, in neologismo con significato altamente spregiativo: “Tu sei Stamina”, “Stamina sei tu”. Addirittura furono pubblicati articoli intitolati: “Scoppia un altro caso Stamina”

E la Cattaneo, la stessa che Maurizio Gasparri intendeva metterle fuori dal senato con l’aiuto di un carroattrezzi chiedendosi quali fossero gli oscuri motivi della sua nomina di senatrice a vita, continuava (e continua) a denigrare Stamina pur dopo la morte di Vannoni

 

Le denigrazioni continuano ancora oggi e persino e persino in circostanze totalmente estranee. Gli stessi agricoltori, ad esempio, quando Cattaneo difendeva (difende) gli OGM disprezzando l’agricoltura biologica, indignati le rispondevano: “Senatrice Cattaneo, che ci azzecca Stamina con gli OGM?”

Greenpeace non ha dubbi: gli OGM sanciscono la fine della sovranità alimentare e, contemporaneamente, il monopolio delle multinazionae sui semiEppure, la Cattaneo propugna gli OGM e il conseguente monopolio delle multinazionali definendo l’agricoltura biologica un trionfo di “irrazionalità, fanatismo, emotività, tecnofobia, antimodernismo, anti-industrialismo, populismo”.

Mi rendo perfettamente conto, sembra tutto incredibile ma è tutto documentato, incontestabilmente documentato!

Le chilometriche imputazioni di Guariniello, alimentate dalla collaborazione di Cattaneo, furono inesorabilmente cancellate dalla Corte di Appello di Torino che, con sentenza 4625/19 del 21 giugno 2019, assolse i medici con formula piena ordinando il dissequestro e la restituzione delle cellule:

Nel frattempo, privi di qualsiasi terapia, i bambini erano tutti morti ad eccezione di due o tre. Tra i sopravvissuti c’è mio nipote che di quelle cellule “pericolose” aveva fatto nove infusioni, più di tutti.

DA QUI IL LAVORO È SOLO UNA BOZZA  

CONTINUARE CON LORENZIN E FINIRE CON CATTANEO

La neosenatrice Elena Cattaneo  

La spalla destra della Lorenzin era la neosenatrice Elena Cattaneo. Brava nell’interpretare al contrario una sentenza della Corte di Strasburgo sollecitò, direttamente e tramite la stampa italiana ed estera, l’intervento del CSM contro Tribunali che quella sentenza l’avevano letta correttamente (!) e chiese addirittura che fossero tolti i bambini ai loro genitori. Inevitabilmente faceva perdere credibilità a tutto il mondo scientifico visto che, spesso, associava la sua persona alla “comunità scientifica” come se le sue affermazioni fossero condivise da tutti e, invece, così non era.

Pur di bloccare le infusioni ricorreva a enormità. Il 15 aprile 2014, ad esempio, presentò in Senato gli unici casi di cura con staminali...

Il giorno dopo scriveva un articolo (fatto circolare, come al solito, su tutta la stampa nazionale ed estera). Il titolo era Le staminali ‘buone’ esistono: ecco come fanno guarire. Il sottotitolo: Dalla cornea alle malattie immuno-ematologiche: trattamenti sicuri, lontani anni-luce da Stamina.  Lo trovate qui oppure qui

Lo scopo era chiaro: se c’erano le staminali buone non si poteva tollerare un impazzimento giudiziario che autorizzava l’infusione di cellule pericolose. Portando tali argomentazioni al CSM, di lì a poco quelle cellule furono sequestrate ai pazienti.

Ieri, con scienziati di fama come Graziella Pellegrini, Luigi Naldini, Alessandra Biffi, Michele De Luca, abbiamo invece voluto parlare «seriamente» di staminali in Senato: un luogo dove si sarebbe dovuto parlare di questo ben prima. Dopo mesi di bombardamento su Stamina – il più grande deragliamento nella storia della medicina italiana da anni – l’abbiamo fatto anche grazie all’indagine conoscitiva su Stamina svolta dal Senato. Sono stati presentati gli unici casi di cura con staminali per tre tipologie di malattia, a cui – va precisato – si arriva non certo attraverso scorciatoie o furberie. I trattamenti sicuri ed efficaci riguardano, oltre al trapianto di midollo, la ricostruzione della cornea, l’uso di staminali ematopoietiche per il trattamento di malattie immuno-ematologiche quali la leucodistrofia globoide cellulare (Gld o malattia di Krabbe), la leucodistrofia metacromatica (Mld) e la sindrome di Wiskott Aldrich (Was), e l’uso di staminali epiteliali per curare le ustioni, ma anche, se trasformate geneticamente, per curare l’epidermiolisi bollosa. 

Il primo trattamento sicuro che cita riguarda la leucodistrofia globoide cellulare (Gld o malattia di Krabbe), la malattia da cui è affetto mio nipote, gravemente sintomatico. Inutile dire che non c’è alcun trattamento che faccia guarire. Tra l’altro non si tratta neppure di malattie “immuno-ematologiche” ma di malattie metaboliche di origine genetica.

Inevitabilmente gli ammalati venivano coinvolti in una bufera mediatica.

Gli ammalati o i loro parenti, grazie a un coinvolgimento popolare, erano riusciti in una quindicina di giorni a raccogliere oltre duecentomila firme consegnate al Senato, ottenendo una legge che prevedeva una sperimentazione. Si sarebbe avuta la possibilità di constatare la reale consistenza dei vantaggi, di sapere quali malattie ne avrebbero beneficiato, di rendersi conto fino a che punto sarebbe valsa la pena di sottoporsi a quelle infusioni. Il ministero e i ricercatori, invece, hanno impedito tale sperimentazione ricorrendo a sotterfugi e, spesso, capovolgendo la verità perdendo credibilità nei riguardi degli ammalati.

Di conseguenza, è stato demonizzato da una parte e supervalutato dall’altra un trattamento che, tra interruzioni e riprese, si è rivelato un rimedio inutile in alcuni casi (soprattutto in ammalati adulti), palliativo in altri, più che palliativo o ancora di più in altri casi. Oltretutto da una “cura  compassionevole” non ci si può aspettare qualcosa in più rispetto a un miglioramento di qualità della vita. Sempre meglio del nulla: se migliora la deglutizione o se diminuiscono le crisi epilettiche, se si riesce ad allontanare una mosca che gironzola sul naso, pensateci bene, sembra una cosa futile ma, se succede, dà un sollievo inimmaginabile. Gli ammalati di Brescia, oltretutto, erano gravemente sintomatici, con sistema nervoso centrale e periferico distrutto, per questo esclusi persino da qualsiasi trial. Erano bambini destinati alla morte dopo un atroce calvario.

 

 

 

 

Il dott. Fulvio Porta così risponderà al giudice nel processo che lo vedeva imputato di aver somministrato “farmaci pericolosi”: Il direttore Coppini mi disse di andare a Milano e di parlare con Merlino. Ci andai due volte, la seconda trovai anche Vannoni. Come mai non mi sono stupito che Vannoni non fosse un medico? Era il presidente di una associazione, il direttore scientifico era Andolina e questo per me era una garanzia.

Tutto qui. Un professore di Scienze della Comunicazione, sia pure appassionato e autodidatta in medicina rigenerativa, venuto nella disposizione di un metodo messo a punto da due scienziati ucraini, avendo avuto la disponibilità (grazie al suo direttore scientifico) di uno degli ospedali più importanti d’Europa, disponendo di una biologa laureatasi con il massimo dei voti e di un direttore scientifico di tutto rispetto, il professore di Scienza della Comunicazione avrebbe dovuto fare un passo indietro. Invece si è presentato come padre-scienziato di quel metodo sostenendo di averlo migliorato. L’essersi definito “scienziato” davanti alle telecamere de Le Iene dava una pezza giustificativa alle reazioni dei suoi avversari  che coprivano di insulti tutti coloro che aveva coinvolto e che si erano lasciati coinvolgere. Spesso dimenticava che lui stesso, all’inizio della vicenda, per giustificarsi dall’accusa di plagio, aveva dichiarato  … il nucleo della metodica deriva dagli studi di due scienziati russi.

Effettivamente lo scienziato Vyacheslav Klymenko ed Elena Schegelskaya, biologo molecolare presso il Kharkov National Medical University, furono convinti da Davide Vannoni a venire in Italia diventando soci della Re-Gene Srl che Vannoni aveva fondato insieme ad altri.

I due ucraini, insieme ad altri scienziati, fin dal 2003  sperimentavano una cura con cellule staminali mesenchimali. Lo studio, pubblicato sul Russian Journal of Developmental Biology, sosteneva che, con l’aggiunta di sostanze come l’acido retinoico e l’alcol etilico, le cellule potessero trasformarsi in neuroni (i tempi per la differenziazione erano molto più lunghi rispetto a quelli descritti da Vannoni nella sua domanda di brevetto).

Tale tesi, all’epoca, non aveva sconvolto nessuno. Lo stesso accademico Paolo Bianco, fin dal 2001 aveva preso in seria considerazione la possibilità che si potesse indurre tali cellule a differenziarsi anche in neuroni: Bone marrow stromal cells are progenitors of skeletal tissue components such as bone, cartilage, the hematopoiesis-supporting stroma, and adipocytes. In addition, they may be experimentally induced to undergo unorthodox differentiation, possibly forming neural and myogenic cells. As such, they represent an important paradigm of post-natal nonhematopoietic stem cells, and an easy source for potential therapeutic use. Along with an overview of the basics of their biology, we discuss here their potential nature as components of the vascular wall, and the prospects for their use in local and systemic transplantation and gene therapy. v. QUI

Per ironia della sorte, tale articolo di P. Bianco e di altri autori verrà citato nella domanda di brevetto che Vannoni presenterà nel 2010 in qualità di assegnatario principale.

Sempre il prof. Paolo Bianco,  insieme ad altri, nel marzo 2013 tornò sull’argomento. Con l’articolo, The meaning, the sense and the significance: Translating the science of mesenchymal stem cells into medicine, inviato a PubMed e a Nature Medicine prendeva atto che negli ultimi dieci anni, un certo numero di studi avevano perseguito l’idea che una vasta gamma di tessuti extra scheletrici potesse essere rigenerata direttamente da “MSC” come le cellule del fegato o neuroni. Nella nota 44, ad esempio, citava lo studio di Woodbury D, Schwarz EJ, Prockop DJ, Black IB. Adult rat and human bone marrow stromal cells differentiate into neurons. J Neurosci Res. 2000;61:364–370. [PubMed]: During the past decade, a number of studies have pursued the idea that a broad range of extra-skeletal tissues could be directly regenerated by “MSCs” Notably, these tissues included not only extra-skeletal tissues that are otherwise derived from mesoderm (as are skeletal tissues, except the facial bones), but also derivatives of other germ layers such as liver cells or neurons.44 Inscribed.

 

 

—————————- DA ORDINARE

Ma appena fu pubblicato il decreto Balduzzi si scatenò il putiferio e fu nuovamente ridimensionato il ruolo delle cellule staminali mesenchimali. Dal sito ASLA ancora oggi è possibile scaricare questo articolo di Paolo Bianco ove l’accademico afferma che … Le cellule staminali mesenchimali si trovano nel midollo osseo e sono i progenitori dei diversi tessuti che compongono lo scheletro. Possono rigenerare quei tessuti, ma non altri, non il tessuto nervoso. … 

Da allora gli avversari di Vannoni, con la senatrice Elena Cattaneo in prima fila, ricominciarono a sostenere che tali cellule possono trasformarsi solo in tessuto osseo, cartilagine e tessuto adiposo, ma non in neuroni nonostante numerosi studi recenti confermino le tesi dei ricercatori ucraini riprese nella domanda di brevetto di Vannoni.

L’articolo scaricato dal sito Asla continua ricordando la genesi del metodo Stamina: Per di più, è stato recentemente dimostrato, i dati della domanda di Brevetto di Stamina, unico documento scritto del “metodo”, sono presi di peso dal lavoro Ucraino, e sono sono presentati come risultato del “metodo” Stamina, mentre sono invece il risultato del “metodo” ucraino, specificamente diverso secondo Stamina. Cioè, varia il metodo, non variano le foto. Secondo notizie recenti la Magistratura starebbe per concludere una inchiesta pluriennale con la richiesta di rinvio a giudizio per i membri di Stamina (N.d.R. Il processo, purtroppo, non è stato celebrato e sono rimasti molti punti oscuri che avrebbero meritato chiarimenti).

La sostanza dell’affermazione è fondata e non può essere disconosciuta dallo stesso Vannoni che, lo ricordo, aveva affermato … il nucleo della metodica deriva dagli studi di due scienziati russi (anche se risulta diverso in alcune condizioni sperimentali, nel tempo di incubazione già accennato ma con immagini identiche!). 

La stessa Schegelskaya, che era stata in Italia con Vannoni fino al 2009, conferma di aver conosciuto Vannoni. A una giornalista risponde che quelle immagini fanno parte di articoli suoi e di altri coautori, pubblicati negli anni dal 2003 al 2006 prima di aver conosciuto Vannoni e che questi non avrebbe dovuto utilizzare quelle immagini senza il loro consenso. Con tale risposta congeda la giornalista significandole che non avrebbe gradito ulteriori telefonate:  Please don’t trouble me by calls. I dont want to continue to discuss the problem.

Chi ha pazienza può leggersi lo studio che a sec. 1101 (pag. 98) riporta la puc. 5. Uno studio che non ebbe e non ha mai avuto alcun problema e sul quale nessuno si permise e si permette di avanzare una minima osservazione! Ma quelle cellule, risultato di uno studio simile presentato però da un professore di Scienze della Comunicazione, saranno destinate a patire tutte le aggettivazioni più impietose (e anche volgari), da ‘veleno di serpente’ a ‘brodaglia’, ‘miscuglio’, ‘intruglio’, ‘mistura’ e via dicendo, causa di disastrosi, indicibili e orribili effetti collaterali, di timori espressi anche da persone totalmente estranee e sconosciute ai pazienti, oggetto di scherno da parte di bravi studenti servili, piccoli ricercatori, ricercatori in cerca di lavoro e di accrediti, difensori della Patria e degli ammalati, occupati a tempo pieno sui social fin dall’inizio della vicenda, quando Davide Vannoni avrebbe dovuto decidere di fare un salvifico e immediato passo indietro affidando la barca a un pioniere dei trapianti in Italia, da lui nominato vicepresidente pur senza stipendio (Andolina è fatto così), che godeva di un prestigio tale da averlo fatto entrare in uno degli ospedali più importanti d’Europa con l’unica speranza di aiutare in qualche modo soprattutto quei bambini sfortunati.

Come mai non mi sono stupito che Vannoni non fosse un medico? Era il presidente di una associazione, il direttore scientifico era Andolina e questo per me era una garanzia. Così rispondeva il dott. Porta ai giornalisti.

I medici di Brescia rifiutarono la proposta di patteggiamento del p.m. Guariniello e, dopo diversi anni , hanno trovato il proverbiale giudice di Berlino. Tutti assolti con formula piena. Avevano rinunciato persino alla intervenuta prescrizione del “reato”, consapevoli di non aver commesso alcun “reato”.

Il giudice di appello di Torino, con sentenza 4625 del 21/6/2019, rileva che quelle cellule erano pericolose solo “in astratto” (cioè nella testa dei denigratori) ma non si sono rivelate tali “in concreto”.

Assolve i medici per le infusioni fatte nel periodo 2013-2014 (dopo la legge Balduzzi che le legalizzava) e ci tiene anche a precisare che, per il “reato” commesso dal 2011 al 2012 (prima della legge Balduzzi ma consentite dal decreto Turco/Fazio), pur se prescritto, la “pronuncia assolutoria piena prevale sulla declaratoria di estinzione del reato”. Accoglie così la domanda dei medici che, pur di ottenere piena giustizia, rinunciarono al beneficio della prescrizione.

Il giudice dispone persino la restituzione delle cellule ma, di quei bambini che ne furono privati, sono rimasti in tre. Tra l’altro, in seguito alle iniziative dei denigratori, la legge ad hoc che legalizzava le infusioni fu abolita.

L’intera vicenda  è riportata in questo sito, in circa 700 pagine accessibili dal menu “Vite sospese”. Mi propongo di aggiornarla.